Fabbrica
7 08 2008Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: ascanio celestini, fabbrica, lega nord, morti sul lavoro, news, politica, repubblica, roberto castelli
Categorie : Incredible amisci, Politica, Spetteguless, Video
Shut your mouth
10 07 2008Oggi ho letto l’articolo di Travaglio su l’Unità, manco a farlo apposta nella sostanza mi trovo completamente d’accordo, come anticipato in un mio commento in questo simpaticissimo blog. Nella forma nulla da dire, sempre molto british, più della mia
. Quindi ho deciso di riportarlo di seguito papale papale e lo dedico a tutti quegli ignorantelli che festeggiano il Carnevale ogni anno fuori stagione per poi sprofondare nella solita Quaresima che è la loro vita. C’è un bell’articolo di Calvino anche su questo, appena ho voglia lo posto. Ma per ora Travaglio basta e avanza.
l’Unità, 10 luglio 2008
Lettera aperta al direttore
Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su youtube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio).
Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittori, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.
Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale.
Quelli che son risuonati l’altro ieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi.
Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ “aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi“. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.
Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin“, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato.
Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?
Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.
Infine sia per i curiosi e gli ignorantelli che volessero approfondire, dal punto di vista legalmente tecnico, l’intervento della Guzzanti a Piazza Navona può consultare l’articolo intitolato La satira di Sabina Guzzanti
e la dimensione pubblica di Mara Carfagna dell’avvocanto Antonello Tomanelli, che di queste situazioni si è sempre preoccupato. Consigliato anche a chi di Travagli, Grilli, Di Pietri non vuol sentir parlare e preferisce accodarsi al carro dei vincitori.
Buona lettura
Shut your mouth
Commenti : 2 Commenti »
Tag: veltroni, pd, marco travaglio, sabina guzzanti, voglio scendere, l'unità, di pietro, idv, 8 luglio 2008, napolitani, no cav day, garbage
Categorie : Incredible amisci, Marco Travaglio, Politica, SegnaLibri, Spetteguless, Video
Il Lodo infame
10 07 2008Berlusconi continua a dire che il governo ha il consenso della popolazione, e visto che ci tiene tanto allo share dovrebbe badare ad alcuni sondaggi:
Sondaggio Sky: 65% contrari al lodo Alfano
Il discusso ‘lodo alfano’ non incontra il favore della maggioranza dei partecipanti al sondaggio quotidiano di Sky Tg24. Emerge, infatti, dalla rilevazione del canale all news che il 65% dei votanti è contrario al disegno di legge che dovrebbe sospendere i processi in corso per le quattro più alte cariche dello stato. Al contrario, il 35% approva l’iniziativa della maggioranza di governo.
Ma chi c’hanno a controllare i sondaggi di gradimento del Pdl? Klaus Davi? Noia.
Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: lodo alfano, maggioranza, opposizione, sky, sondaggi
Categorie : Incredible amisci, Politica, Spetteguless
Le parolacce
10 07 2008«Corriere della Sera», 12 febbraio 1978, col titolo: Al di là della polemica sul parlar greve alla radio. C’è parolaccia e parolaccia.
Nei discorsi sulle parole oscene che si fanno in questi giorni, mi pare che si dimentichi una cosa: la tradizione di disprezzo per il sesso che le espressioni popolari si portano dietro, per cui le denominazioni degli organi genitali sono usate come insulto, e le metafore più correnti tendono ad avvilire l’atto dell’accoppiamento (addirittura paragonandolo all’uso della scopa; e qui c’e da chiedersi se non sia proprio la sessuofobia implicita in certe espressioni che ne determina la fortuna). E indubbio che il linguaggio popolare dell’oscenità, dell’aggressività oscena, ha un senso marcatamente conservatore di allontanamento, di devalorizzazione, d’affermazione di superiorità su un mondo inferiore. Prova ne è che il turpiloquio non ha mai liberato nessuno; ne si può dire che nelle nostre regioni dove la parlata dialettale e più nutrita di interiezioni e locuzioni oscene si riscontrino costumi più franchi e spregiudicati di altrove. Direi che, spesso, è vero il contrario.
L’uso popolare è un modello a cui ricorrere in quanto riserva di creatività, di immaginazione; non in quanto repertorio di voci infiacchite. La grande civiltà dell’ingiuria, dell’aggressione verbale oggi si è ridotta a ripetizione di stereotipi mediocri. Giustamente ha osservato un linguista che oggi dre «inintelligente» e molto più offensivo che dire «stronzo»; neanche l’illustre tradizione delle metafore stercorarie sembra dare ali alla fantasia. Per quel che riguarda la cultura dei mass-media censori e censurati mi paiono spesso non avversari su fronti opposti, ma correnti complementari dello stesso partito, della stessa ristrettezza d’orizzonti. La mentalità più retriva può venir fuori nelle spregiudicatezze fasulle: come quel famoso romanzo fabbricato sugli amori degli adolescenti, in cui il sesso femminile viene chiamato «porcellina» .
Premesso questo, aggiungerò che una volta che si e ben coscienti degli aspetti conservatori o regressivi dell’uso delle parole oscene, si può ben apprezzarne l’insostituibile valore, che classificherei in tre ordini, di cui ogni giusto uso deve tener conto.
Primo: la forza espressiva, per cui la locuzione oscena serve come una nota musicale per creare un determinato effetto nella partitura del discorso parlato o scritto. Questo implica una speciale orchestrazione, che subordina tutto a quell’effetto, se no la forza espressiva si ottunde, si logora, si spreca. È chiaro che questa strategia linguistica non può preoccuparsi del fatto che la parola usata sia regressiva, fallocentrica o misogina o altro; anzi, la sua espressività e data spesso dalle sue connotazioni più negative. Bisogna soltanto preoccuparsi che la parola non perda la sua forza, cioè sia usata al momento giusto: se diventa d’uso corrente e anodino, non suonerà più con quel rilievo cromatico che costituisce il suo valore. Questo sarebbe una perdita per la nostra gamma espressiva. Le parole oscene sono esposte più delle altre a un’usura espressiva e semantica, e in questo senso credo ci si debba preoccupare di «difenderle»: difenderle dall’uso pigro, svogliato, indifferente. Naturalmente, senza tenerle sotto una campana di vetro, o in un «Parco Nazionale», come preziosi stambecchi verbali: bisogna che vivano e circolino in un «habitat» congeniale.
La nostra lingua ha vocaboli di espressività impareggiabile: la stessa voce «cazzo» merita tutta la fortuna che dalle parlate dell’Italia centrale le ha permesso di imporsi sui sinonimi dei vari dialetti. Anche nelle altre lingue eu-ropee mi pare che le voci equivalenti siano tutte più pallide. Va dunque rispettata, facendone un uso appropriato e non automatico; se no, è un bene nazionale che si deteriora, e dovrebbe intervenire «Italia Nostra».
Secondo: il valore denotativo diretto, cioè l’uso della parola più semplice per designare quell’organo o quell’ atto quando si intende parlare davvero di quell’ organo o di quell’atto, prescindendo il più possibile tanto dall’eufemismo quanto dall’uso metaforico. C’e un atteggiamento diciamo di «laicizzazione» delle parole oscene, nel senso di impiegarle ne più ne meno come si adopera qualsiasi sostantivo di cosa concreta o verbo d’azione, dissolvendone l’alone sacrale: atteggiamento moralmente condividibile, ma che non può trascurare il fatto che la scelta d’una locuzione o di un’ altra per dire la stessa cosa ha sempre una pregnanza culturale, finisce per veicolare significati molto diversi. La trasparenza semantica d’una parola e inversamente proporzionale alla connotazione espressiva. Direi che la scelta deve tener conto del contesto, al fine di realizzare il massimo di significato, che può essere a seconda dei casi raggiunto attraverso l’uso dell’eufemismo o del termine scientifico o del termine popolaresco.
Terzo: il valore di situazione del discorso nella mappa sociale. L’uso di parole oscene in un discorso pubblico (per esempio politico) sta a indicare che non si accetta una divisione di linguaggio privato e linguaggio pubblico, una gerarchia sociale di linguaggi eccetera. Per quanto comprenda e anche condivida queste intenzioni, mi sembra che il risultato di solito sia un adeguamento allo sbracamento generale, e non un approfondimento e uno svelamento di verità. Credo poco alle virtù del «parlare francamente»: molto spesso ciò vuol dire affidarsi alle abitudini più facili, alla pigrizia mentale, alla fiacchezza delle espressioni banali. È solo nella parola che indica uno sforzo di ripensare le cose diffidando dalle espressioni correnti che si può riconoscere l’avvio di un processo liberatorio.
Una pietra sopra, Italo Calvino, Oscar Mondadori (daje)
Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: italiano, sabina guzzanti, satira?, papa, di pietro, idv, roma piazza navona, roma 8 luglio 2008, carfagna, Italo Calvino, parolacce, franco battiato, centro di gravità
Categorie : Incredible amisci, Italo Calvino, Leggi vergogna, Politica, SegnaLibri, Spetteguless
Animal farm
4 07 2008Intervento della settimana di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo.
In questo video spiega in cosa consiste il Lodo Alfano, la differenza tra questo e il Lodo Schifani. Spiega poi la sentenza della Corte Costituzionale che nel 2004 bloccò il lodo Schifani per incostituzionalità varie ed imprecisioni. Fa alcuni riferimenti al vecchio articolo n° 68 della Costituzione sull’autorizzazione a procedere, abolito nel ‘93, e lo confronta col Lodo. Poi tratta dell’impunità in altri paesi facendo alcuni esempi ‘noti’: parla di Chirac, Nilson, Clinton, Olmert, Regan. Inoltre fa notare come l’impunità parlamentare consente alle 4 più alte cariche dello Stato la possibilità di delinquere senza subire processo, cosicchè chi è vittima di un reato provocato da una di queste cariche non puo’ chiedere giustizia, deve aspettare la fine del mandato per poter avere un giusto processo. Assurdità.
Guardare per credere
Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: beppe grillo, governo, berlusconi, destra, marco travaglio, processi, schifani, passaparola, alfano, mills, maccanico, voglioscendere, micromega, impunità, immunità
Categorie : Incredible amisci, Marco Travaglio, Politica, Spetteguless, Video
Jesus as Berlusconi
3 07 2008Già a partire dal 1994 affermava religiosamente: ”nella mia vita ho già compiuto tre miracoli. Da costruttore, da sportivo, da editore… Adesso, tutti insieme, dobbiamo fare il nuovo miracolo italiano. (da la Repubblica, 31 marzo 1994) oppure ”chi è scelto dalla gente è come unto dal Signore. (da la Repubblica, 27 novembre 1994); nel 1995 la via verso la santificazione continuava con queste sue frasi: “voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli, vi spiegherò il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio. (da Il Messaggero, 4 aprile 1995); passarano gli anni ma il suo percorso umano di superiorità verso gli altri esseri viventi continuava cosi: “Non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la storia che ho io. Da un punto di vista personale se c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio questo qualcuno sono io. Quando mi siedo a fianco di questo o quel premier o capo di stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io. La mia bravura è fuori discussione. La mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se la sognano. (ANSA, 7 marzo 2001, ore 15:48; su tutti i giornali, 8 marzo 2001) oppure “dimostrerò nero su bianco di essere eticamente superiore agli altri protagonisti della politica europea. (ANSA, 11 gennaio 2002). Come Gesù Cristo (mi rifaccio sempre alle sue parole), anche Berlusconi ha la sua croce: “Io vinco sempre, sono condannato a vincere. (da Ansa, 24 maggio 2003); i suoi discepoli (i pecorones): “la media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare. (dal Corriere della sera, 10 dicembre 2004) ; i suoi nemici: “credo ci sia un elemento di gelosia in Biagi e Montanelli, perché non riesco a trovare un’altra spiegazione. Tutti questi giornalisti, Biagi, Montanelli, erano più anziani di me e credevano di essere loro quelli importanti nel nostro rapporto. Poi il rapporto si è capovolto e io sono diventato ciò che loro stessi volevano essere. Dunque, dato che loro non mi sono politicamente affini, si è sviluppato un sentimento irrazionale tra giornalisti italiani molto famosi. (dall’intervista di Boris Johnson e Nicholas Farrel, La Voce di Rimini; citato in Berlusconi: «I giudici matti», Corriere della sera, 4 settembre 2003) oppure “questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana. (citato in la Repubblica, 5 settembre 2003) e continua “la stampa straniera è normalmente di sinistra e ci presenta in modo diverso dalla realtà. Credo che anche rilasciando interviste ai giornali e ai media dei Paesi dove vivete, creando amicizie con direttori e giornalisti, si possa far raccontare qual è la realtà vera del nostro Paese e della nostra azione di governo. (collegamento telefonico col convegno Azzurri nel mondo, Lugano, 24 ottobre 2004). E come dimenticare le sue parabole? “Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo. (da la Repubblica, 20 gennaio 1995) ”Signor Schultz, in Italia c’è un produttore che sta preparando un film sui campi di concentramento nazisti: la proporrò per il ruolo di kapò”. (da Ansa, 2 luglio 2003); Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino. (dall’intervista a The Spectator, 4 settembre 2003); ”Smettiamola di preoccuparci così tanto per l’economia: abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo… (dal Corriere della sera, 16 giugno 2005); ”non ho mai fatto affari con la politica, anzi ci ho perso e basta. (dal Corriere della sera, 6 gennaio 2006); ”ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse. (Roma, assemblea degli associati di Confcommercio, 4 aprile 2006); poi altri ci furono altri miracoli: [Annuncio del raggiungimento dell'accordo all'interno della CdL sulla riforma delle norme che regolano la Banca d'Italia] San Silvio da Arcore ha fatto un altro miracolo. (da Ansa, 30 agosto 2005) ma anche improvvisi cambi di personalità: “Riferendosi al numero di riforme] “Solo Napoleone aveva fatto di più”. (dalla trasmissione televisiva Matrix, Canale 5, 10 febbraio 2006) “combatto il comunismo come Churchill combatteva il nazismo. (da ANSA, 11 febbraio 2006). Ma ben presto ritrovò la “retta via”, tempo due giorni: “Su Napoleone ovviamente scherzavo: io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti. (da ANSA, Ancona, 12 febbraio 2006) finchè “Non ho mai registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al punto che mi sono venute le stigmate. (citato in «Non torno indietro, piuttosto mi sfilo», Corriere della sera, 11 dicembre 2007). Ormai la sua nuova realtà si va concretizzando: “ A Veltroni ho detto: sono il tuo Messia, ti libero dall’abbraccio mortale della sinistra. (dall’intervista di Marco Galluzzo, Berlusconi: «Riforme? Io aspetto Ma Walter metta d’accordo i suoi», Corriere della sera, 9 gennaio 2008). E a Cagliari, la definitiva consacrazione: “Vi vorrei nominare difensori, apostoli della verità. Andate, predicate e convertite le genti. Mi hanno già detto che certe volte penso di essere Gesù e gli vado dietro…”. Ma lasciatemi chiudere questo post con una verità assoluta e veramente sacrosanta: ”È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni”. (25 marzo 2001). Grazie Indro Montanelli.
Sic et sempliciter:
CRISTO non ha fatto COMANDAMENTI ad personam.
CRISTO non ha ricusato PILATO.
PIETRO lo ha rinnegato TRE volte.
BONDI MAI. (e nemmeno Fede, ndb)
Alleluja, alleluja
Commenti : 1 Commento »
Tag: berlusconi, destra, pdl, fantozzi, montanelli, religione, gesù, egocentrismo, berlusconismo, mussolini, schultz, bondi, ricusazione
Categorie : Incredible amisci, Internet, Politica, Spetteguless, Video
Monsters and co.
2 07 2008Il plenum del CSM si è espresso:
Con 21 voti a favore, due contrari e un astenuto, il Consiglio superiore della Magistratura ha bocciato il provvedimento blocca-processi, giudicato “irrazionale” in molte sue parti. Nel parere, il Csm sottolinea che la norma contenuta nel decreto sicurezza e con la quale vengono sospesi per un anno processi per reati puniti con pene inferiori a dieci anni e per fatti compiuti entro il 30 giugno 2002, presenta “profili di grave irragionevolezza” sia in relazione allo “spartiacque temporale“, sia per “la scelta dei reati“.
La sospensione, scrive il Csm, “riguarderà un numero ingente di dibattimenti (secondo alcune stime più della metà di quelli in corso) e provocherà, nel medio, ma anche nel breve termine, l’effetto opposto di una ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia complessivamente intesa”. Inoltre, “dal mancato rispetto del principio della ragionevole durata del processo (articolo 111 della Costituzione) - si legge nella delibera approvata - discenderanno prevedibilmente crescenti richieste risarcitorie ai sensi della legge Pinto”.
La sospensione facoltativa dei procedimenti, poi, prevista dallo stesso emendamento inserito nel decreto sicurezza, “è ancorata - sottolinea Palazzo dei Marescialli - a parametri normativi comprensibili (prossimità della prescrizione o non eseguibilità della pena eventualmente irrogata per essere la stessa coperta da indulto) ma la sua struttura la fa apparire una sorta di amnistia occulta, applicata al di fuori della procedura prevista dall’articolo 79 della Carta costituzionale”.
Quel massone voltagabbana di Cicchito, forte di una laurea in giurisprudenza va su tutte le furie: “Il documento del Csm è di una gravità straordinaria - afferma il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto - una sfida non solo al dettato costituzionale ma anche al quadro istituzionale del paese, che nella sua pluralità, nella stessa giornata di oggi, si era espresso in modo inequivocabile”
Dettato costituzionale? Quadro istituzionale? Pluralità? Inequivocabile? MA CHE CAZZO DICI? Qui si parla di Costituzione, Diritto, Legge. Sostantivi. Invece di usare controfigure, usa le parole che hanno davvero importanza, anzi non farlo perchè finiresti per darti torto.
Quell’altra bestia ignorante firmaleggi non sue di Gasparri, forte di una laurea in nulla ci va pesante: “Di fronte alle sagge considerazioni del presidente della Repubblica (1), una parte dei membri del Csm (2) ha risposto con una scelta inaudita (3) che pone fuori dalla Costituzione (4), dalla logica e dalla stessa legalità repubblicana (5) un gruppo di attivisti di partito (6) che, da organo di garanzia, hanno trasformato il Csm in un presidio militante. E’ evidente che un atto così grave determinerà prevedibili conseguenze (7)”.
(1) Il quale aveva semplicemente detto che il parere del Csm non può interferire in alcun modo con i lavori del Parlamento e a cui non spetta alcun “vaglio di incostituzionalità”.
(2) La maggioranza, 21 su 24.
(3) La decisione era già nell’aria, come già confermava la bozza di parere del CSM. Quindi non si tratta di nessuna decisione ’straordinaria’ ovvero ‘inaspettata’. Che s’aspettavano che tutto il Consiglio si autoricusasse? La vera cosa inaudita è avere uno come Gasparri in Parlamento.
(4) Non è il parere del Csm ad essere incostituzionale ma proprio la norma blocca-processi che viola proprio il principio di ragionevole durata del processo (articolo 111 della Costituzione). Manco bravo a rigirare la frittata sei.
(5) Quale logica? Quella dei criminali? Quella dei processati? Quella dei partiti? Il CSM ha parlato proprio di ‘irragionevolezza‘ e ‘irrazionalità‘ della norma, tutti sinonimi di ILLOGICITA’. E’ la norma che non rispetta la logica non il CSM, che l’unica logica che approva è quella della legge.
(6) Ecco come è composto l’attuale CSM: Del Csm fanno parte 24 consiglieri, 8 laici e 16 togati, a cui vanno aggiunti i tre membri di diritto: il capo dello Stato e il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione. I membri togati sono stati eletti direttamente dai circa novemila magistrati chiamati alle urne il 9 e il 10 luglio 2006. I membri laici sono stati nominati dal Parlamento in seduta comune il 4 luglio 2006.L’assemblea è composta così:
Componenti togati: Magistrati di Cassazione: Giuseppe Berruti (Unità per la Costituzione) e Livio Pepino (Magistratura democratica). Pm: Elisabetta Cesqui (Magistratura Democratica); Alfredo Viola (Unità per la Costituzione); Bernardo Petralia (Movimento per la Giustizia) e Antonio Patrono (Magistratura Indipendente). Giudici di merito: Fiorella Pilato (Magistratura Democratica); Ciro Riviezzo (Movimento per la Giustizia); Francesco Saverio Mannino (Unità per la Costituzione); Luisa Napolitano (Unità per la Costituzione); Giulio Romano (Magistratura Indipendente); Fabio Roia (Unità per la Costituzione); Mario Fresa (Movimento per la giustizia); Vincenza Maccora (Magistratura Democratica); Roberto Carrelli Palombi (Unità per la Costituzione); Cosimo Ferri (Magistratura Indipendente).
Componenti laici: Nicola Mancino (vicepresidente - Margherita); Gianfranco Anedda (Alleanza Nazionale); Michele Saponara (Forza Italia); Ugo Bergamo (Udc), Vincenzo Siniscalchi (Democratici di Sinistra), Celestina Tinelli (Ulivo), Mauro Volpi (Prc) e Letizia Vacca (Pdci).
Attivisti di partiti? I componenti che arrivano dal Parlamento sono solo 8 e 2 di questi hanno votato contro!
E i togati? Tutti rossi, i novemila magistrati che hanno votato i propri rappresentanti tra pm, giudici di merito, magistrati di Cassazione si sono messi d’accordo per far eleggere gli antagonisti dell’esecutivo. Questa è paranoia!
(7) Ah, Berlusconi si dimette!! In alternativa proporrà un’altra legge vergogna.
Distraiamoci va
Commenti : 3 Commenti »
Tag: berlusconi, pdl, csm, maurizio gasparri, fabrizio cicchitto, leggi, lex, costituzione, diritto, dimissioni, pixar, monsters and co
Categorie : Incredible amisci, Politica, Spetteguless, Video
Pensiero stupendo
1 07 2008“Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.
Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla”
Alexis de Tocqueville, 200 anni fa
Esempio 1
PK: ma visto tutto quello che e’ successo e sta succedendo non ti vergogni di aver votato per Voldermort?
AdiPK: per niente. In tre anni Prodi mi ha fatto pagare X euro in piu, e poi…
PK: praticamente tra la liberta’ ed il taglio delle tasse preferisci quest’ultimo.
AdiPK: esatto. Non me ne frega niente della liberta’, non me ne faccio niente. Io voglio solo pagare di meno.
PK: …
PK: e’ meglio se non continuiamo a parlarne e ci fermiamo qui.
Esempio 2
Dialogo con mia madre: “probabilmente fra un po’ chiuderanno annozero”. “Ah ma io tanto neanche lo vedo”. Gli italiani sono proprio servi che aspettano soltanto di ricevere ordini da qualcuno. Non uomini, bestie.
Victor Ward
Liberamente tratto da questo post.
Le mani, le Sue
Commenti : 4 Commenti »
Tag: brand new, afterhours, pdl, annozero, informazione, politica, democrazia, Alexis de Tocqueville, belusconi, piccolokin, victor ward, patty pravo, la crus, manuel agnelli
Categorie : Incredible amisci, Internet, Ipse dixit, Politica, Spetteguless, Video
Lost!
29 06 2008Io c’ho provato con tutto il cuore a distaccarmi da cio’ che sta succendo in politica in questi giorni, ma le puttanate che ho sentito in 48 ore sono davvero da antologia. Di Pietro da del magnaccia a Berlusconi (e cio’ dimostra che lo ha trattato con riguardo) e si scatena il putiferio. Addirittura quelli di destra minacciano di aprire un fascicolo sull’ex-pm. Una schedatura da fare invidia agli antichi regimi totalitari:
A Roma tuttavia l’ala del forzismo più militante non è affatto d’accordo nel lasciar cadere la provocazione dipietrista. E in molti ieri, nel tam tam di telefonate per commentare l’uscita dell’ex pm, è riaffiorata la tentazione di costruire un “dossier” aggiornato sul passato del leader dell’Italia dei valori, per tenerlo pronto come arma “fine di mondo” in caso di escalation. Il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, lo lascia intuire chiaramente: “Credo che sia proprio venuto il momento di fare luce sulla realtà di Di Pietro e dell’Italia dei Valori”.In realtà qualcuno sarebbe già al lavoro, collezionando vecchi articoli e vecchie inchieste (da cui peraltro Di Pietro è sempre uscito scagionato). In fondo tanti nel passato ci hanno già provato. Da Craxi e il suo “poker d’assi”, ai tabulati Sip del capo della polizia Parisi, giù giù fino alle informative del Gico di Firenze, il memoriale di Gorrini, il dossier “Achille”, la presunta falsa laurea, le minacce della sedicente “Falange armata”, gli ispettori ministeriali di Biondi. Gli annali sono pieni di fango contro l’ex pm, tanto che in passato arrivarono a indagare su di lui 9 dei 12 pm in forza a Brescia.
Del resto Di Pietro non dice certo cose nuove o sconosciute ai più, la zuppa è sempre la stessa:
“Il mio sarà pure un linguaggio crudo - aggiunge Di Pietro - ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare”. Quindi “è il premier che si deve scusare con gli italiani anche perché non può fare telefonate al direttore della rete pubblica per cui noi paghiamo il canone per dire piazza questa, piazza quella”.
E la sinistra secondo voi che fa? Opposizione? Muahmuahmuahmuah…magari, no si lancia in comunicati stile Platinette:
Anche il Pd prende le distanze dalle parole dell’Idv. “Di Pietro avvelena il clima”, ha detto il segrtetario della Democrazia Cristiana per le Autonomie Gianfranco Rotondi. “Veltroni ha sbagliato a scegliere Di Pietro come alleato”, ha aggiunto Maurizio Ronconi dell’Udc. Dall’opposizione si aggiunge la dichiarazione di Marco Follini, senatore Pd, che pur ribadendo che è bene “risvegliarsi dal sogno del dialogo con Berlusconi”, non bisogna” farci trascinare dal giustizialismo alla Di Pietro”.
Si parla di clima avvelenato, ancora di giustizialismo (mastellatiodio) causato non dal premier che ha le manine in pasta nella tv pubblica e in 4 processi ma di chi si lamenta di questa situazione. Guai a parlare dei fatti che sia a destra che a sinistra si indignano. Guai.
Ah, e in tutto questo la Forleo è stata assolta dal Csm, a dimostrazione che non è vero che i pm sono tutti cattivi o “rossi”. Ah, eh dimentico sempre che siamo in Italia e non nello Zimbawe, qua facciamo tutto da soli.
Lost!
Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: berlusconi, casini, coldplay, csm, destra, di pietro, forleo, idv, lost!, mastella, pd, pdl, polemiche, politica, udc, veltroni, Video, viva la vida, youtube, zimbawe
Categorie : Politica, Spetteguless, Video
Diritti Mediaset, corruzione giudiziaria di Mills
27 06 2008L’accusa è gravissima: «Non meno di 600 mila dollari», versati «nel 1997 da Carlo Bernasconi» (manager Fininvest morto nel 2001), «a seguito di disposizioni di Silvio Berlusconi e al fine di favorire Silvio Berlusconi», su conti svizzeri dell’avvocato inglese David Mills affinchè costui, chiamato a testimoniare in due processi milanesi contro il Cavaliere, «dichiarasse il falso, negasse il vero o tacesse in tutto o in parte fatti a sua conoscenza» in altrettante deposizioni dinanzi al Tribunale di Milano: il 20 novembre 1997 nel dibattimento sulle tangenti Fininvest alla Guardia di finanza e il 12 dicembre 1998 al processo All Iberian. E questo il capo d’imputazione contenuto nell’invito a comparire notificato a Berlusconi il 30 novembre 2005. Nell’atto la Procura di Milano contesta la corruzione in atti giudiziari del teste (il testimone di un processo e equiparato a un pubblico ufficiale) e il concorso nella falsa testimonianza addebitata a Mills. Anche questa inchiesta, aperta in seguito alla scoperta di una lettera indirizzata da Mills al suo fiscalista, in cui l’avvocato inglese ammette di aver ricevuto 600 mila dollari dalla Fininvest alla vigilia delle sue testimonianze, è approdata nel 2006 all’udienza preliminare. La prova regina l’ha involontariamente fornita lo stesso Mills quando, in preda al panico per un’indagine avviata nel gennaio 2004 dal fisco inglese, scrive al commercialista Bob Drennan una lunga missiva in cui ripercorre i suoi rapporti con Berlusconi (”Mr. B.”) e il gruppo Fininvest. Il documento, datato 2 febbraio 2004, è stato consegnato da Drennan agli investigatori del Serious Fraud Office. Eccolo:
Caro Bob,
Ecco un riassunto dei fatti rilevanti.
Nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1.500.000 sterline, originato dalle società di Mr B, al netto di spese e imposte. Si trattava di un’iniziativa a puro titolo personale: mi sono assunto la responsabilità del rischio e ho tenuto fuori i miei soci. Saggiamente o meno, ho informato i miei soci di ciò che ho fatto e, dal momento che per loro si è trattato di un sostanziale guadagno inatteso, mi sono offerto di pagare a ciascuno di loro, gesto che credevo essere [sic] abbastanza generoso, una cifra di circa 50.000£ o 100.000£ (credo). Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, poiché insistettero affinché la transazione venisse registrata come un profitto societario. Per evitare cause legali (ci eravamo appena fusi con la Withers) ho accettato di depositare il danaro presso la mia banca fino a quando non si sarebbe stati sicuri che non venisse reclamato da terzi.
Nel 2000 era chiaro che nessuno avrebbe reclamato quel danaro (lo sapevo fin dall’inizio) e così è stato prelevato dal mio deposito e corrisposto; ho trattenuto solo 500.000£ di ciò che a quel punto si avvicinava a 2.000.000£. Quindi tutti quei rischi e costi non mi sono valsi molto. Il costo più grande è stato lasciare la Withers. Non mi hanno chiesto di andarmene, ma mi sono sentito così a disagio, perché i miei soci della Macenzie Mills si erano presi la maggior parte dei benefici senza correre alcun rischio, che davvero non me la sono sentita di restare. Ho trascorso gli anni 1998, 1999 e 2000 lavorando in proprio come avvocato, ed era evidente che i processi sarebbero andati avanti, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che avrei corso il rischio di essere accusato di qualcosa - il che si sta ora per verificare a seguito dell’ultima indagine, della quale tu sei al corrente.
Mi sono mantenuto in stretto contatto con le persone di B, che conoscevano la mia situazione. Conoscevano, in particolare, come i miei soci si presero la maggior parte del dividendo; sapevano anche che il modo in cui io ho saputo rendere la mia testimonianza (non ho detto bugie, ma ho superato dei passaggi davvero complessi, per essere delicati) aveva tenuto Mr. B al riparo da un enorme quantità di guai nei quali l’avrei cacciato se avessi detto tutto ciò che sapevo. Attorno alla fine del 1999, mi hanno detto che avrei ricevuto del danaro, che avrei potuto considerare come un prestito a lungo termine o come un regalo. 600.000$ sono stati depositati in un hedge found e mi è stato detto che sarebbero rimasti a mia disposizione in caso di necessità. (Sono stati messi in un fondo perché avevo discusso di questo fondo con la persona connessa alle organizzazioni di B in molte occasioni ed era un modo indiretto di rendere i soldi disponibili.) Per ovvie ragioni (a questo punto ero ancora un testimone d’accusa, ma la mia deposizione era già stata resa) era necessario agire con discrezione. E questo era un modo indiretto.
Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo, e la mia banca mi ha fatto un prestito, avente la mia casa come garanzia etc, dell’ammontare di circa 650.000 euro. L’ho estinto liquidando i 600.000$. Allego una copia del conto in dollari. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non agivo in loro nome, non facevo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma di sicuro c’era il rischio di futuri costi legali (come c’erano stati) e una buona dose d’ansia (che poi c’è stata certamente). Così è continuato per più di otto anni fino a oggi. Il mio contratto era a conoscenza di quanto la mia capacità di generare reddito fosse stata danneggiata, e nel 1998 e nel 1999 ero stato in grado di inviare ad alcune compagnie delle parcelle dal mio studio, che sono state pagate e hanno incrementato il mio reddito. Ma questa era un’altra cosa.
Poiché ero abbastanza sicuro che la mia posizione in relazione alla CGT (tassa sul capital gain, n.d.t.) fosse complessivamente negativa, non ho dichiarato nulla in merito a queste transizioni. Se le si guardano attentamente (per esempio, da dove vengono i soldi per comprare le azioni Centurion?), sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come questa faccenda debba essere gestita al meglio.
Quando, il 18 luglio 2004, negli uffici della Procura di Milano, i pm esibiscono a Mills la lettera, il legale crolla. E ammette:
Nell’autunno del ‘99 Carlo Bernasconi [il responsabile per la Fininvest dell'acquisto dei diritti tv, nda] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma in denaro.
Anche se insiste nel sostenere che quei soldi non erano una tangente, la sua è una confessione in piena regola. Su un punto però resta sul vago: il percorso esatto seguito dai 600 mila dollari. Con tutta probabilità si rende conto che, se fosse troppo preciso, finirebbe per parlare anche del ruolo ricoperto da sua moglie al momento del rientro dei capitali in Inghilterra. E sua moglie, Tessa Jowell, è ministro della Cultura del governo Blair. La donna ha firmato una serie di mutui immobiliari per coprire l’ origine della somma. E questo, per un ministro inglese, può essere molto imbarazzante.
Il 7 novembre 2004 Mills si ripresenta in Procura e, dopo essersi inutilmente proposto come confidente, consegna un memoriale con cui tenta di ritrattare la sua confessione. Sostiene che i 600 mila dollari gli furono consegnati da un altro cliente italiano, Diego Attanasio, un armatore condannato a Napoli in prima grado per corruzione. Consegna nuovi documenti e cita come testimoni in suo favore altri due clienti: Flavio Briatore e Paolo Marcucci (fratello di Marialina, già vicepresidente Ds della Regione Toscana, oggi alla testa del consiglio di amministrazione de l’Unita). Ma i tre, interrogati, la smentiscono su tutta la linea. Pure Mills, del resto, alla propria ritrattazione sembra credere poco. Tanto che nel memoriale giustifica così la lettera-confessione al proprio commercialista e le prime dichiarazione ai pm:
All’epoca, per una ragione di scrupolo che oggi faccio in parte fatica pure io a comprendere, avevo ritenuto opportuno occultare il nome del soggetto che effettivamente mi aveva corrisposto la regalia, e al suo posto avevo individuato un altro mio amico, Carlo Bernasconi, che ritenevo altrettanto credibile come fonte del regalo.
Tanto basta, però, per confondere le acque. Anche perchè non è cbiaro il percorso seguito dai 600 mila dollari. Il denaro è effettivamente transitato per i conti di Attanasio, che però insiste di non aver mai saputo nulla di quei soldi. Anzi, ricorda che Mills aveva in mano una serie di fogli in bianco da lui firmati, grazie ai quali poteva gestire come gli pareva il suo patrimonio. La questione è complicata. Ma un fatto è certo: Mills si è incontrato più volte con Berlusconi o con suoi emissari mentre, negli anni 90, veniva ascoltato come testimone dai magistrati. Lo dimostrano altri documenti sequestrati in casa sua e in un suo computer dalla polizia inglese, o acquisiti direttamente presso gli uffici del fisco di Sua Maestà.
Agli atti è finita anche una relazione degli ispettori delle tasse, in cui i funzionari riassumono un colloquio domanda-risposta avuto con Mills il 22 luglio 2004 (quattro giorni dopo la sua prima confessione davanti ai pm di Milano). Nel documento si legge, tra l’altro: «all’epoca della perquisizione del Serious Fraud Office» [a Londra, nell' aprile 1996, inizio ufficiale dell'inchiesta All Iberian, sulle società off-shore della Fininvest, nda], Berlusconi ha discusso con Mills che cosa si sarebbe potuto fare per frapporre ulteriore distanza fra sè stesso e quelle società». Una dichiarazione che fa a pugni con tutte le prese di posizione pubbliche del Cavaliere. Mills? «Non lo conosco, mai incontrato», ha ripetuto Silvio Berlusconi per anni, negando anche di aver mai saputo nulla di All Iberian.
Anche Mills era sempre rimasto più o meno sulla stessa linea. Aveva ammesso un unico, fugace, incontro ad Arcore e un colloquio di pochi secondi al telefono nel ‘95. E sotto giuramento, davanti ai giudici italiani e inglesi, aveva confermato che con il Cavaliere di All Iberian non aveva mai approfonditamente parlato. Nel luglio del 2004, però, agli, uomini delle tasse Mills racconta tutt’altra storia. La storia di un colloquio a tu per tu ,avuto nel ‘96 con Berlusconi su richiesta ‘di quest’ultiltimo’, proprio per discutere come allontanare da se (<<to further distance himself») quelle off-shore con cui, all’epoca, la Fininvest negava qualunque rapporto. Un colloquio avvenuto nei mesi caldi dell’ avvio dell’inchiesta All Iberian (finita poi con la prescrizione).
A distanza di anni e a processo finito, Mills ammette che delle «35-40 società off-shore costituite con la galassia Fininvest, metà di esse divennero parte del gruppo Fininvest consolidato, e metà no». E definisce «una decisione disperatamente sbagliata», fatta all’epoca «per lealtà verso il cliente», quella d’aver «accettato di andare al fisco a dire che era lui [Mills] ad avere il controllo e la gestione delle off-shore». E non è tutto. Il legale, anche se rivendica di aver «risposto completamente in modo veritiero» (senza cioè dire mai il falso) nelle tre testimonianze nei processi a Berlusconi del 1997, 1998 e 2003, aggiunge d’aver «evitato di coinvolgere il proprio cliente». Come? «Trattenendo qualcosa di ciò che sapeva», perchè «i fatti totali avrebbero causato davvero molti e più seri imbarazzi in quel momento a Mr Berlusconi». Insomma Mills riassumono gli ispettori delle tasse - «economizzando sulla verità, ha reso la vita molto più facile per Mr Berlusconi».
Davanti al fisco l’avvocato pero sostiene che i 600 mila dollari non arrivano da Berlusconi, ma dal solo Bernasconi. E, rispetto a quanto aveva detto solo quattro giorni prima ai pm di Milano, cambia anche la causale. Non più una donazione per aver salvato il Cavaliere con una testimonianza particolarmente accorta. Ma un regalo di Bernasconi per una felice speculazione su «hedge fund» resa possibile da una preziosa «dritta» che Mills dice d’aver dato al manager Fininvest dopo averla ricevuta da un «amico avvocato in pensione, Palladino». Il cognome e quello del custode delle azioni Enimont, arrestato nel 1993 e condannato per aver corrotto il giudice milanese Diego Curto. Come siano andate realmente le cose, a questo punto, lo potranno dire soltanto le rogatorie internazionali. E i giudici. Un fatto però è certo. Mills è stato un testimone quantomeno reticente. Ha detto poco. Solo l’indispensabile. E ha deciso di comportarsi così dopo gli incontri avuti con Berlusconi. Il quale, naturalmente, ha sempre negato di averlo mai visto nè conosciuto.
Tratto da Onorevoli Wanted, Peter Gomez Marco Travaglio, Editori riuniti
Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: berlusconi, blocca processi, caso mills, destra, giustizia, governo, marco travaglio, mills, onorevoli wanted, pdl, peter gomez, processo, tangenti
Categorie : Incredible amisci, Marco Travaglio, Politica, SegnaLibri, Spetteguless



Commenti Recenti