Cahier de doléances

7 05 2008

Dalle varie critiche alla cultura di massa emergono comunque alcuni “capi d’accusa” di cui è necessario tenere conto.

a) I mass media si rivolgono a un pubblico eterogeneo e si specificano secondo “medie di gusto” evitando le soluzio­ni originali.

b) In tal senso, diffondendo su tutto il globo una “cultura” di tipo “omogeneo”, distruggono le caratteristiche cul­turali proprie di ogni gruppo etnico.

c) I mass media si rivolgono a un pubblico inconscio di sé come gruppo sociale caratterizzato; il pubblico quindi non può manifestare delle esigenze nei confronti della cultura di massa, ma deve subire le sue proposte senza sapere che la subisce.

d) I mass media tendono a secondare il gusto esistente senza promuovere rinnovamenti della sensibilità. Anche quan­do sembrano rompere con delle tradizioni stilistiche, di fat­to si adeguano alla diffusione, ormai omologabile, di stilemi e forme oramai da tempo diffuse a livello della cultura supe­riore e trasferitesi a livello inferiore. Omologando quanto è stato ormai assimilato, svolgono funzioni di pura conserva­zione.

e) I mass media tendono a provocare emozioni vive e non mediate; in altri termini, invece di simboleggiare una emozione, di rappresentarla, la provocano; invece di suggerir­la, la consegnano già confezionata. Tipico in questo senso il ruolo dell’immagine rispetto al concetto; oppure della musica come stimolo di sensazioni anziché come forma contemplabile.

f) I mass media, immessi in un circuito commerciale, so­no sottomessi alla “legge della domanda e dell’offerta”. Quin­di danno al pubblico solo ciò che esso vuole o, quel che è peggio, seguendo le leggi di una economia fondata sul consumo e sostenuta dall’azione persuasiva della pubblicità, sug­geriscono al pubblico cosa deve desiderare.

g) Anche quando diffondono i prodotti della cultura su­periore li diffondono livellati e “condensati” in modo da non provocare alcuno sforzo nel fruitore; il pensiero viene riassun­to in “formule”; i prodotti dell’arte vengono antologizzati e comunicati in piccole dosi.

h) In ogni caso anche i prodotti della cultura superiore vengono proposti in una situazione di completo livellamento con altri prodotti di trattenimento; in un settimanale a roto­calco il servizio su un museo d’arte viene equiparato al pet­tegolezzo circa il ‘matrimonio della diva’.

i) I mass media incoraggiano perciò una visione passi­va ed acritica del mondo. Viene scoraggiato lo sforzo perso­nale per il possesso di una nuova esperienza.

l) I mass media incoraggiano una immensa informazio­ne circa il presente (riducono nei limiti di una cronaca attuale sul presente anche le eventuali riesumazioni sul passato) e intorpidiscono perciò ogni coscienza storica.

m) Fatti per il trattenimento e il tempo libero, sono stu­diati per impegnare solo il livello superficiale della nostra at­tenzione. Viziano in partenza il nostro atteggiamento, e per­ciò anche una sinfonia, ascoltata attraverso un disco o la ra­dio, sarà fruita nel modo più epidermico, come indicazione di un motivo fischiettabile, non come un organismo estetico da penetrare in profondo mediante una attenzione esclusiva e fedele.

n) I mass media tendono ad imporre simboli e miti dalla facile universalità, creando dei “tipi” di immediata ricono­scibilità e perciò riducono al minimo l’individualità e la concretezza e delle nostre esperienze e delle nostre immagini, at­traverso le quali noi dovremmo realizzare esperienze.

o) Per far questo lavorano sulle opinioni comuni, su­gli endoxa, e quindi funzionano come una continua ricon­ferma di ciò che noi già pensiamo. In questo senso svolgono sempre una azione socialmente conservatrice.

p) Si sviluppano quindi, anche quando fingono spregiu­dicatezza, sotto il segno del più assoluto conformismo, nel campo dei costumi, dei valori culturali, dei principi sociali e religiosi, delle tendenze politiche. Favoriscono proiezioni ver­so modelli “ufficiali”.

q) I mass media si presentano quindi come lo strumento educativo tipico di una società a sfondo paternalistico, in superficie individualistica e democratica, sostanzialmente tenden­te a produrre modelli umani eterodiretti. Visti più a fondo appaiono una tipica ‘”sovrastruttura di un regime capitalisti­co” usata a fini di controllo e di pianificazione coatta delle co­scienze. Infatti mettono apparentemente a disposizione i por­tati della cultura superiore ma svuotati dell’ideologia e del­la critica che li animava. Assumono i modi esteriori di una cultura popolare, ma anziché crescere spontaneamente dal bas­so vengono imposti dall’alto (e della cultura genuinamente popolare non hanno i sali, gli umori, la vitalissima e sana volgarità). Come controllo delle masse svolgono una funzione che in certe circostanze storiche avrebbero svolto le ideologie religiose. Mascherano questa loro funzione di classe manife­standosi invece sotto l’aspetto positivo della cultura tipica di una società del benessere dove tutti hanno le stesse Occasioni di cultura in condizioni di perfetta eguaglianza”.

Ciascuna delle proposizioni elencate è sottoscrivibile e do­cumentabile. C’è da chiedersi se il panorama della cultura di massa e la sua problematica vengano esaurite da questo elen­co di imputazioni. E a questo proposito occorrerà ricorrere ai “difensori” del sistema.

Tratto da Apocalittici e Integrati di Umberto Eco

 

andy potts