Batman, The Dark Knight

5 08 2008

Dopo tre anni finalmente è nelle sale questo filmone tanto atteso. Quando andai a vedere il primo capitolo rimasi molto impressionata dalla ricostruzione di Wayne-Batman fatta da Nolan e del suo interesse a voler realizzare un quadro introspettivo del personaggio. Per parafrasare le parole dello stesso Bale alla consegna degli MTV Movie Awards di qualche anno fa, Batman non è più quel super eroe dalla tutina attillata da dove spuntano fieri i capezzoli, Nolan ha ridato al personaggio - uno dei pochi che non appartengono al clan Marvel - quella dignità e quel rispetto che gli mancavano. Batman Begins era un film sulle origini della ‘leggenda’, un’ottima pellicola certamente più libera di questo secondo capitolo che vado a recensire.
Iniziamo con le note positive. Il ruolo di Rachel questa volta è interpretato da Maggie Gyllenhaal anziché da quella smorfiosetta di Katie Holmes (mai stata in parte). Scelta azzeccata visto che il ruolo di comprimario non richiedeva tutto il catalogo di espressioni, e soprattutto, il muso lungo della Holmes. E poi vuoi mettere l’esperienza? E poi vuoi mettere la parentela?
Aaron Eckhart nel ruolo del PM di ‘Mani Pulite’ è un altro ruolo azzeccato. Sarà che mi sta simpatico da Thank you for smoking e se non fosse stato per lui mi sarei addormentata in Black Dalia di Brian de Palma. Un attore in continua ascesa e questo film non può fargli che bene.
Le note negative. Il doppiaggio di Christian Bale è imbarazzante. Nel ruolo di Bruce Wayne gli hanno affibbiato un altro doppiatore rispetto al primo episodio, gli è capitata una voce che lo fa sembrare più snob, più fighetto ma soprattutto più giovane. Ecco questa voce cambia totalmente una volta vestiti i panni di Batman, passa da cicisbeo di corte a maniaco sessuale. Compreso nel costume forse c’era anche un’iniezione endovenosa di testosterone altrimenti non me lo spiego questo cambio categorico.
Effetti epilettici manco fosse un anime giapponese. Alla fine del film Morgan Freeman-Supporto Tecnico aiuta il nostro eroe nello scovare il cattivone di turno e lo fa attivando degli schermi sugli occhi dell’eroe mascherato che effettuano uno scan al millimetro dell’ambiente che lo circonda grazie ad un sonar (miiii questa tecnologia!). Il risultato? Sembra di stare in discoteca a Riccione perché vien fuori una ripresa di ambienti filtrata da luci stroboscopiche e da una buona manciata di LSD, non si capisce manco il cazzo ma nonostante questo il nostro eroe riesce a trovarlo il cattivone! Un espediente da videogioco, non c’è che dire.

Ma veniamo al personaggio più discusso di questo secondo episodio: il Joker.
C’è chi preferisce quello di Tim Burton, chi ama di più quello di Nolan, questi battibecchi da sciampiste non hanno alcun senso. Paragonare il lavoro di Nolan a quello di Burton è come voler fare un confronto tra Scorsese e Tarantino. Entrambi hanno una visione completamente diversa del fare cinema e il pregio di Nolan sta appunto nell’aver interpretato il comic secondo il suo punto di vista, senza scimmiottare produzioni precedenti. Il Batman di Burton è una cosa e veicolava dei messaggi, quello di Nolan ne è un altra è intende dire tutt’altro. Mentre il lavoro del primo risente comunque di un’estetica anni ‘80 il cui epitaffio era ‘la pubblicità è l’anima del commercio’ (infatti il Joker di Nichols si connetteva in mondovisione e si dilettava a pubblicizzare improbabili prodotti di consumo) e le caratteristiche dei vari personaggi erano appena abbozzati, Nolan è figlio dei nostri tempi. Ha visto Matrix, Cronenberg, l’11 settembre, il terrorismo, Ground zero contribuendo anche lui alla storia del cinema con quel capolavoro di Memento. Di conseguenza il suo lavoro, il suo Batman, il suo Joker, il suo Due Facce sono personaggi inscritti in questo contesto, con un’anima a parte paragonabile a quella fumettistica solo per una semplice e riduttiva convenzionalità grafica. Nolan ha conferito ai personaggi del fumetto la propria contemporaneità rendendoli così ancora una volta originali.
Dimenticatevi il Joker di Jack Nicholson che, se avesse affrontato il Batman odierno, ne sarebbe uscito malconcio alla prima scena. Heath Ledger - con quella maschera inquietate che ancor più inquietantemente ricorda Il Corvo e la fine condivisa di entrambi gli attori - ha reso febbricitante un personaggio sulla carta statico, con i suoi tic, le labbra gonfie, gli occhi infossati dal trucco ha creato un Joker completamente schizofrenico, gratuitamente violento, sudicio e solo a tratti ilare. Lui non rappresenta altro che la degenerazione della psiche, è la personificazione della pazzia poichè nessuno ci spiega perché è così, perché c’è diventato, né Nolan né Batman riescono a spiegarlo. Joker pone il Caos come la motivazione al proprio essere, perché è questo a muovere le sue azioni per generare così altro caos. Personaggio tragico che per crudeltà è molto più affine al killer senza meta di Javier Bardem in No country for old men che a un qualsivoglia cattivo dei fumetti.
Il Joker è il terrorista, Al-Qaida, è il male dei nostri tempi. L’interpretazione migliore di Ledger, di tutta la sua carriera (ancor più di quella in Brokeback Mountain). Non lo mai preferito come attore, troppi film deficienti e senza spessore, ma questo ruolo spazza via tutto. Un Oscar postumo se lo merita anche se d’altra parte penso a cosa può servire.

Ma veniamo al film in sé. E’ un giocattolone costruito nei minimi dettagli, c’è tutto: action, drama, comedy, romancy, cospiracy. C’è troppo di tutto, molto spesso ci si ritrova ad inseguire perché si è perso il filo del discorso. Nel bel mezzo dello scontro col Joker compare un altro nemico ammaestrato bene dal giullare che lo trasforma da perfetto gentleman ad un assassino. In poche scene, sempre magistralmente, avviene la trasformazione di questo personaggio (non vi dico chi è altrimenti scado nello spoiler): prima il fisico, poi il movente e infine il look. Nolan è bravo a configurare una personalità anche col poco tempo rimasto. In definitiva è un polpettone un po’ difficile da digerire, le 2 ore e 20 sono troppe, la maggior parte del tempo viene dedicato a liberare ostaggi, inseguire nemici, fracassare tir, auto, elicotteri. Ad un certo punto credevo di guardare Die Hard 4 e non Batman. Un film molto più tecnico che non drammatico com’è stato il primo, con un sacco di carne al fuoco non necessaria, bastava sviluppare una trama lineare senza appesantirla con le varie incursioni da appendice. Un film presuntuoso proprio come il protagonista senza maschera. Bruce ora ha ben chiara la sua ragione d’essere. Lavoro discreto ma scordatevi il capolavoro.

Curiosità: Avevo già scritto che questo film portava sfiga, la jella che incombe sulla pellicola ha colpito anche Morgan Freeman. Il viola del Joker ha portato male.
In parole povere: Batman Reloded pronto in azione. Insert Coin.
Frase: Ecco cosa succede quando una forza irrefrenabile incontra un oggetto inamovibile. (Joker)

Locandina

Qui le altre, ho solo riportato la mia preferita

Trailer italiano





Sto film porta sfiga

23 07 2008

Oggi finalmente esce nelle sale Batman. Film che fino dalla preproduzione s’è trascinato dietro un alone di mistero, film già destinato ad essere un successo per le leggende che gli sono state costruite attorno. Film maledetto con un antagonista ventottenne passato a miglior vita perchè - si dice - s’era dimenticato di leggere le indicazioni delle dosi consigliate sui farmaci che assumeva. Vagli a spiegare a questi attori che non si mischiano sonniferi ed ansiolitici a grandi quantità. Mentre il protagonista, il Batmazz, forse credendo di promuovere American Psycho ha pensato bene di malmenare mamma e sorella che l’hanno denunciato e costretto in gattabuia per una notte. Non esistono più le famiglie di una volta che facevano tutto dentro le mura domestiche e nessuno sapeva niente. Ah questi attori. Naturalmente Bale perchè ha fatto una cosa del genere? Perchè a Hollywood se non ti macchi almeno di un reato difficilmente ti scrittureranno in futuro e se fai uso di droghe finisce che diventi anche governatore della California! Uguale come in Italia, dove bastano una 90ina di processi per diventare Presidente del Consiglio. Arrivati a quota 100 ti regalano una batteria di pentole da 12 pezzi, il pieno di benzina, asse con ferro da stiro, letto con doghe in legno con coppia di lenzuola e la Presidenza della Repubblica.

Noi dell’americhe avemo capito tutto.

Anvedi che trailer cazzuto





Euro 2008

19 06 2008

Distraiamoci và. Questi Europei sono una cagata, le grandi squadre fanno pena, i giocatori italiani o sono in pensione o sono infortunati, la difesa non esiste e non abbiamo nemmeno un attaccante. Il centrocampo sembra un centrotavola, viene praticamente snobbato dai giocatori che si passano la palla da quel che rimane della difesa in attacco, così come i commensali si passano le portate in modo da non intaccare la cornucopia in mezzo al servizio. L’Inghilterra non s’è nemmeno qualificata! Questi europei fanno veramente cagare. In attesa che tutto finisca qualche guardatina alle altre partite l’ho data, anche perchè di giovedì non c’è più Annozero e qualcosa dovrò pur guardare, quindi osservo i giocatori. E ce ne sono di carini, ecco l’elenco di quelli che aspetti il fine partita per gustarti lo scambio delle magliette:

Nuno Gomes, Portogallo
(sudato è meglio)

nuno gomes

Lukas Podolski, Germania
(griffato è meglio)

 Luca Toni, Italia
(col gel è meglio)

luca toni

Quello più brutto, la vince senza troppi ballottaggi,

Franck Ribery, Francia
(oscurato è meglio)





Il Divo

10 06 2008

Mentre l’Italia faceva la sua grande figura di merda prendendo 3 babà al rum come una sciroccata, ho pensato bene di sfruttare la serata in modo diverso approfittando anche dei pop-corn inclusi nel prezzo :) .
Paolo Sorrentino è una vecchia conoscenza cinematografica: dissacrante e disilluso ne L’uomo in più, freddo dolce e onesto ne Le conseguenze dell’amore è un regista senza alcuna infamia e con molte lodi. Con Garrone condivide il medesimo destino: a causa di una promozione quasi del tutto assente i loro film sono ancora considerati di nicchia ma se ora si sono portati a casa il premio della critica a Cannes lo si deve soprattutto per i temi che hanno scelto: la Camorra e Andreotti. Ed era ora che qualcuno facesse il punto sulla situazione politica italiana passata e presente, immortalandola con la cinepresa.

La sala era gramita come per Gomorra, il Divo comincia in punta di piedi, introduce un glossario di Italia(no):
cos’è la DC, cos’è la P2, cosa sono le Brigate Rosse, chi era Aldo Moro e prosegue con, in fila uno dietro l’altro, gli omicidi di Calvi, Sindona, Pecorelli, Dalla Chiesa, Ambrosoli, Moro e Falcone con un stile imparato a memoria da Tarantino. Ma non c’è niente da ridere. Quasi per osmosi a questa scena viene presentata la squadra di governo di Andreotti VII: Cirino Pomicino detto O’ Ministro, Franco Evangelisti detto Limone, Giuseppe Ciarrapico detto Il Ciarra, Vittorio Sbardella detto Lo Squalo e infine c’è Salvo Lima detto Sua Eccellenza. Un governo da condominio. I primi minuti del Divo presentano lo scenario dove si va ad iscrivere la figura di Andreotti, ovvero il periodo che va dalla nascita del governo Andreotti VII al primo processo contro questo per mafia. Sorrentino racconta questo segmento di storia e politica d’Italia con la massima lucidità, dei personaggi di contorno accentua alcuni caratteri fino a farli sembrare grotteschi quindi iperrealisti e utilizza egregiamente anche la soundtrack per raggiungere il medesimo esito: si pensi alla scena del bacio quasi romantico tra Andreotti e Totò Riina o quando Andreotti e la ex segretaria Enea conversano nella camera ardente mentre rendono “omaggio” al cadavere di Evangelisti. Come per Gomorra la ricostruzione dei personaggi è perfetta, lo stesso Riina sembra quello originale, Servillo è molto più alto di Andreotti è tutti l’hanno notato ma per dovere di cronaca non è necessario spezzare le gambe ad un attore. Un po’ di immaginazione non guasta mai. Sorrentino - come Garrone - non ha voluto giudicare il personaggio protagonista o la sua politica, lasciando libertà di pensiero al pubblico spettatore e in generale un registra non dovrebbe mai essere perentorio con i propri soggetti perchè - soprattutto per quanto riguarda la politica - può sfiorare la propaganda. Almeno al cinema il pubblico è sovrano ed è giusto che sia così. Quel che rimane di Andreotti alla fine del film non è rassicurante: è un uomo cinico, fanatico, arrivista, machiavellico, sempre con la battuta pronta, il quale - nonostante tutti i morti sotto al suo governo - è pronto a vacillare solo per la fine di Moro o per un’osservazione di De Gasperi ‘è un giovane talmente capace che lo credo capace di tutto‘ riportata durante la seduta della commissione per l’autorizzazione a procedere.
In parte vero, in parte verosimile (come l’intervista di Eugenio Scalfari e il monologo/confessione) questo film ha fatto scattare dalla sedia il vero Andreotti che non è riuscito ad arrivare alla fine della proiezione. Così accade allo zio di Amleto quando vide La Morte di Gonzago. E questa reazione non è di per sè una confessione? Quand’ero adolescente anche io credevo alla manfrina di Wilde che l’arte imita la vita come la vita imita l’arte ora mi è tutto più chiaro e credo invece che la vita tema l’arte. Quelli che non pensano non esistono.

Giudizio: da guardarsi in tutte le scuole di ordine e grado. Didascalico.

Il monologo: “…Carlo Alberto, Mino, Michele, Aldo (omissis)… tutti amanti della verità, tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta e invece è la fine del mondo. Abbiamo un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per aver il bene. Questo Dio lo sa e lo so anch’io”.

 

Locandina

Locandina de Il Divo

 Il Trailer





Separati dalla nascita/3

5 06 2008

Il regista Paolo Sorrentino

paolo sorrentino

e il cantautore Max Gazzè

max gazzè

Hanno molto da condividere. L’uno sembra il fratello maggiore dell’altro. Sono i divi del confronto fotografico di oggi. Roma e Napoli distano ’solo’ 150 km.





Abusivismo edilizio

29 05 2008

Con questo caldo non riesco a formulare un pensiero che sia serio quindi mi abbandono al gossip da 4 eurocent e al tè alla pesca liofilizzato…

Sia Ridge che Belpietro dovrebbero chiedere il condono perchè vanno in giro con una portaerei (e Belpietro ha anche attigua la rimessa dei velivoli) e nessuno gli dice niente. E poi ci lamentiamo che Mastella va al Gran premio con l’aereo di stato…oso immaginare da dove sia partito.
Nell’ultima puntata di Annozero Belpietro bucava lo schermo: un po’ per le luci calde e basse che lo facevano assomigliare a Frankestain, un po’ per la mascella uncinata era il padrone incontrastato dei primi piani, tant’è che il suo faccione non riusciva a star dentro tutta l’inquadratura. E questo con un 4:3, non oso immagine il risultato con un 16:9.





Gomorra

20 05 2008

Quando 2 anni fa comprai il libro di Saviano non credevo a ciò che mi accingevo a leggere, una volta terminata la lettura un senso di impotenza e vuoto mi ha attanagliato lo stomaco. Forse per chi non vive in Campania il lavoro di Saviano è più affine ad un romanzo che non ad una cronaca, ma per chi vive in queste zone, chi vive Napoli quasi ogni giorno, le sue parole non sono altro che una didascalia attorno alla cornice desolante di questa città, di questa regione, di questo stato.

Il film di Matteo Garrone è stato in grado di riproporre quell’angoscia e quello squallore che Saviano ha trascritto. Sia lo spettatore che il lettore si trovano d’avanti ad un’opera che risposte non ne da, domande nemmeno se le pone, che si limita a riportare i fatti così come si sono verificati, senza il filtro di un etica, di una morale, di un qualsiasi tipo di giudizio. Siamo in una zona franca, dove tutte le valutazioni sono superflue perchè nei lavori non si parla di un vizio, di episodi o circostanze, si parla di una condizione, dello stato delle cose. Ciò che si chiede al lettore/spettatore è semplicemente prenderne atto, rendersi conto e i giudizi sono superflui perchè anche colui che osserva fa parte del gioco: la spazzatura che getta la controlla la camorra, l’appartamento in cui vive è stato costruito con i soldi provenienti dai traffici di droga e di armi, i vestiti firmati che indossa sono il frutto di appalti che le stesse case di moda richiedono ai clan. Facciamo tutti parte del gioco, Saviano e Garrone vogliono solo renderci consapevoli che siamo pedine inconsapevoli del Sistema.

Il film si merita tutti i riconoscimenti che gli vengono proposti, il lavoro di ricostruzione è PERFETTO. Sia per ciò che concerne le ambientazioni, sia per ciò che riguarda i personaggi. I ragazzi del film sono quelli che gozzovigliano per le strade di Napoli e Secondigliano, vestono come loro, parlano come loro. Un’aderenza alla realtà impressionante. Mi azzardo ad affermare che Gomorra è un lavoro degno di essere definito Neorealista. Una goccia nel mare, perchè non avrà proseliti visto in che condizione versa il cinema italiano. Gli attori (tutti non professionisti tranne Servillo) sono straordinari, una recitazione che quasi recitazione non è tanto che la telecamera sembra spiarli come in un reality show. Si dice che i napoletani sono un popolo di attori, ed è vero.
Garrone ha deciso di estrapolare dal libro solo alcuni episodi: la moglie e madre Maria con un marito in galera e un figlio scissionista, Totò un bambino che si avvicina al clan, Pasquale il sarto, Don Ciro che distribuisce gli stipendi alle famiglie con un parente in galera, Franco che si occupa dello smaltimento dei rifiuti del nord (al sud), Marco e Ciro che giocano a Scarface. Tutti episodi raccontati in parallelo e - in base al contesto - intrecciati tra loro, ambientati tra le misere vele di Scampia, le coste inquinate di Mondragone e Castelvolturno. Dividendo il libro in episodi, Garrone ha evitato di parlare delle famiglie, niente Di Lauro, Diana, Schiavone, nessun cognome viene riportato nel film.
Saviano invece costruisce una panoramica molto approfondita di tutte le famiglie che controllano il Sistema, raccontando parentele e rapporti, facendo anche comprendere la portata del fenomeno secolare della Camorra. Nel film si perde proprio questo, gli episodi raccontati - anche nella loro più completa crudeltà - sono comunque una parte del tutto, hanno un loro limite, un proprio spazio temporale, Garrone riporta l’effetto della Camorra e non la causa, che bisogna trovare più in alto.
E’ l’unica cosa che mi sento di imputare al film, per il resto è perfetto.
Mi rendo anche contro che, se il regista avesse riportato sullo schermo il libro pagina per pagina, il film sarebbe stato lunghissimo, una trilogia e quindi presumo che la sintesi della sceneggiatura è stato il frutto di una scelta tecnica e non stilistica.

Consiglio questo capolavoro a chiunque, anche perchè al cinema ci sono solo cagate. Fatevi un regalo, andate a guardare questo film e se vi fa venire voglia di leggere il libro ben venga, l’ignoranza rende felici ma preferisco essere triste e sincera e non felice perchè mi prendo per il culo.
Garrone ha dimostrato che gli italiani - quando si tratta di ricostruzione della realtà - sono i migliori, ma le grandi aziende si ostinano a promuovere gente come De Sica (Christian), Boldi, Muccino Gabriele e Silvio, Moccia perchè così assecondano quella massa deficiente e si rimpinguano le tasche. Se Gomorra non avesse venduto una copia una - dimostrando che il popolo deficiente non è - ora non starei qui a parlare del film. Miei cari uomini di marketing la gente la vuole la verità, e vende anche bene, allora perchè fate gli gnorri? Piove governo ladro!

Locandina

Gomorra il film - Locandina

Trailer





Il giorno della marmotta

5 05 2008

Molti anni fa vidi un film italiano intitolato E’ già ieri, mi piacque molto, lo trovai simpatico, poi seppi che era il remake de Ricomincio da capo (Groundhog day - Il giorno della marmotta) che sono riuscita a vedere soltanto ora. Beh, non c’è proprio paragone con l’originale. Per la trama e i soliti dettagli rilancio ai link della frase precedente.
Il film è una commedia che non posso definire propriamente brillante ma nemmeno goliardica, è la classica commedia americana sull’importanza dei buoni sentimenti con la solita morale finale, che per questo film si può riassumere con il precetto evangelico de ama il prossimo tuo come te stesso. Tale messaggio però non è proposto in modo stucchevole e banale e soprattutto in modo chiaro così come l’ho riportato io, lo spettatore ci giunge pian piano solo negli ultimi fotogrammi poichè, anche quando sembra che Phil abbia capito la lezione questo si addormenta e si risveglia comunque il 2 Febbraio, nel giorno della marmotta. E così all’infinito, fin quando non avrà davvero inteso e risolto il perchè di questa sua singolare punizione. L’ultima parte della pellicola sembra quasi un pretesto per raccontare le varie versioni della giornata che il protagonista è costretto a rivivere, sempre uguale nella struttura ma che cambia di volta in volta rispetto al volere di Phil.

Il film è godibile, la storia è originale anche se negli esiti un po’ troppo perbenista. Murray è al suo meglio, non mancano le scene divertenti - alcune sono da antologia - e vi è più di uno spunto di riflessione. Più che film per famiglie è un film per single stile ‘Uomo dei fumetti’, è insomma un classico che necessita almeno una visione.

Il remake: Antonio Albanese non è Bill Murray e questo credo che lo sapesse anche lui; anche qui la storia è godibile ma manca di quei lampi di genio e di quelle battute in stile USA, del tipo quando Phil incontra per l’ennesima volta Fred, esclama ‘FRED!’ e poi gli sferra un cazzoto in faccia. La scenetta della polizia fast food con un Murray alla guida di una Cadillac che ne combina più dei due ubriachi che porta con sè.
Il remake ha la pecca di aver trasformato i personaggi dell’originale in vere e proprie macchiette. Phil è egocentrico, narcisista, egoista ma è anche simpatico ed ha fascino, non è propriamente un personaggio negativo, Rita è acculturata e sognatrice, non gli sta molto simpatico Phil ma non è che lo odia o è una specie di Tomb Raider dei poveri. L’assistente di Phil è sfigato con le donne e sfigato rimane ma non è un perdente su tutta la linea come lo rappresenta Fabio de Luigi nel remake. La versione italiana estremizza tutto, Phil è un donnaiolo ma non tromba con gli uomini, Albanese accenna anche ad una storia gay invece, il clochard dell’ originale era un personaggio che aveva il compito di far comprendere al protagonista che lui poteva intervenite sugli eventi ma fino ad un certo punto, mentre nel remake diviene il motivo di orgoglio del personaggio di Albanese. La depressione di Phil non è momentanea, è grave, tenta il suicidio svariate volte, mentre Albanese si limita ad una revolverata al mento e via. Diversa è anche la morale: se nell’originale l’obiettivo di Phil non era quello di portarsi a letto Rita ma di pensare agli altri prima che a sè stesso, nel remake il protagonista riesce a mandare avanti il tempo solo quando riesce a farsi accettare dalla figa di turno e portarsela a letto, il messaggio qui è romantico ‘l’amore può tutto’  e non è un caso che il remake finisca a tarallucci e vino, con tutti i personaggi che si incontrano sulla scena per congedarsi dal pubblico - così come accade nelle commedie teatrali - lasciando lo spettatore leggero e anche un po’ basito.
Se avete visto E’ già ieri, apprezzerete molto di più l’originale e se prima ignoravate Murray, ora comincerà ad incuriosirvi.

Consigliato a chi vuole vedere un film godibile ma che non sia pesante, drammatico e soprattutto una coglionata. Come si dice in questi casi: Film per tutti.

 Locandina

ricomincio da capo Locandina

Scena Cult





Body language with Jake, lesson I

21 04 2008

Lezione n° 1 sul Linguaggio del Corpo: come ti faccio capire che il mio testosterone è il migliore tra gli altri.
Come prima cosa è necessario trovarsi un sostegno, perchè è difficile spararsi una posa da figo stando in piedi o seduti, in entrambi i casi si rischia la figura del deficiente. Oltre che sembrare ridicoli nel primo caso e goffi nel secondo. Un bell’appoggio a mezz’aria consente una posizione ambigua: la parte del corpo superiore sarà rilassata, mentre quella inferiore sarà in tensione visto che deve fare da contropeso al sostegno. Avete trovato un muro o un’auto (come nel caso riportato sotto)? Bene.
La posizione da assumere è la seguente: fondoschiena appoggiato al supporto, gambe accavallate e possibilmente dalla parte opposta rispetto alla direzione del torace - che sarà rivolto alla vostra interlocutrice. Tutto nella più completa nonchalanche. Con questa posizione dovete far intendere alla vostra preda: senti tu mi interessi (leggi: ti tromberei di dritto e rovescio) ma non voglio dartelo a vedere (leggi: voglio gestire io il gioco) e soprattutto non me ne frega un cazzo di quel che dici (leggi: non me ne frega un cazzo di quel che dici). Insomma sono il giusto mix di erotismo e dolcezza che cercavi (leggi: sono in vendita, vuoi anche un buono sconto?).
Questa è la primissima fase dell’approccio, ovvero mostrare la mercanzia alla femmina.
Esercizio: provate la posizione riportata nell’esempio più e più volte nei parcheggi del Carrefour, mi raccomando date una mancia al parcheggiatore abusivo così nessuno vi disturberà. Approfittare della microcriminalità quando serve.
Esempio
Jake qui è in piena akkiappanza. Sicuro di sè, forte anche di un’auto di tutto rispetto, cinge la propria preda col proprio corpo - ma quanto sò figo ma quanto sò bello sembra dire la posizione - e conversa con poco impegno.

akkiapp akkiapp 

E ovvio che questa pratica avrà successo se anche sul davanti si è ben messi:
A questo punto non è importate che parliate. Anzi, state in silenzio.

indovina chi ha la faccia così





Separati dalla nascita/2

1 04 2008

Dj Francesco (Facchinetti)

francesco facchinetti

 

Kyle Lowder (Rick Forrester in Beautiful)

kyle lowder

 

L’unica differenza tra i due, a parte i tatuaggi del primo e il fisichetto niente male del secondo, è che questo Kyle è di forchetta buona. C’ha un faccione da pizzicotti.