Gay shame

26 05 2008

Ogni anno il calendario ci regala delle ricorrenze a cui volenti o nolenti aderiamo: la festa del papà, quella della mamma, la Liberazione, la festa della Repubblica, Santo patrono, Natale, Pasqua, Pasquetta, Capodanno, Befana, Ferragosto, Primo Maggio, San Valentino, il due Novembre. Delle ricorrenze durante le quali ci obblighiamo a fare un qualcosa, di solito sempre le stesse cose che ripetiamo annualmente in maniera quasi meccanica. A questo catalogo di ‘eventi’ sensazionali - da un po’ di tempo a questa parte - si aggiunge una nuova ricorrenza: il Gay Pride. Che cos’è esattamente il gay pride non lo so - continuo a domandarmelo ogni tanto - ma in cosa consiste lo so benissimo: prendete il corteo della Cigl, sostituite i lavoratori precari e i rappresentati del sindacato con i trapezisti e i giocolieri del Circe du Soleil, le sgallettate del Mardi Gras londinese, qualche ballerino sudamericano, che si muovono a ritmo di dance anni ‘80 per le strade della città o che usano come mezzo di locomozione i carri allegorici avanzati dal carnevale di Viareggio e Putignano. A questa schiera che funge da cavalleria leggera (quella che finirà poi sulle tv e i giornali) aggiungete una massa amorfa di gente comune che va a rimpinguare le retrovie: universitari, impiegati, docenti, industriali, negozianti etc. etc. che seguono la parata come i fedeli seguono in processione la Madonna nel Venerdì Santo. Ogni classe sociale ha i propri riti da rispettare. L’universo ha quelli che ho elencato i gay hanno anche il loro pride. Sono riusciti ad applicare un distinguo sessuale addirittura ad un prodotto dell’indole e/o del carattere, favorendo inconsapevolmente i vari fattori discriminanti; riducendo tutte le categorie di giudizio a ciò che accade in camera da letto. Generando insomma quel che si chiama stereotipo.

Ora non voglio star ad analizzare il Gay pride come fenomeno ‘culturale’, ‘di costume’ e altre menate alla Vanity fair, no voglio cercare di capire chi è e cosa smuove quella massa incolore e amorfa che rimpolpa le retrovie. La buona parte di questa massa vede nella manifestazione una sorta di riscatto della propria esistenza e la partecipazione al Gay pride sugella questa condizione.
La massa così dichiara al mondo di appartenere ad un gruppo, di condividere i medesimi pensieri ed opinioni; la massa è di per sè vetrina e scudo delle varie vite che la compongono, è in grado di ribaltare la personalità degli individui, aggregando persone diverse che forse - oltre che l’orientamento sessuale - non hanno nient’altro in comune e su quest’unicum fondono la propria azione. Fanno insieme quel che da soli non riescono a fare. Ecco cos’è il Gay pride: evento folkloristico per chi non ha niente da perdere, mentre è una maschera per tutti coloro che sono pride un giorno ma shame nei restanti, cosicché continuano a sperare di redimersi completamente, illudendosi anno dopo anno di riuscirci, prima che la vecchiaia e i pettegolezzi decidano per loro. Ha la stessa funzione che la confessione ha per i cattolici, i quali si levano il peso dallo stomaco e si pentono per la durata di 3 ave maria e 2 padre nostro. La parata è il loro allegro mea culpa.
Ecco perché la manifestazione è sempre piena di gente (presumibilmente gay) la quale - quando è il momento di manifestare per veder riconosciuti i propri diritti civili, per le ingiustizie e intolleranze - è impegnata a far altro. Quando è il momento di affermare ‘si io sono gay’ e non ‘noi siamo gay’ c’è un vuoto nelle piazze che evoca quello delle coscienze.

Andate tra la massa informe delle retrovie, ridete e scherzate con loro, chiedete uno ad uno come si chiamano e se sono gay. Troverete più etero che allo stadio. Forza Inter.

Musica


Azioni

Informazione

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>