Introspective, Amber Smith

29 04 2008

Mancavano da un po’ le recensioni di album da queste pagine. Dopo l’ultima scorpacciata mi sono presa un periodo di riposo, rifocillandomi con brani già noti. La pacchia è durata poco, perchè quando lavoro al pc qualcosa devo pur ascoltare sennò mi sembra di trascorrere ere geologiche di fronte a questo monitor. Così mi illudo che il tempo trascorra più velocemente, mentre la mia cervicale continua ad infiammarsi sbattendose di tutte le distorsioni temporali che la mia mente cerca di creare.

L’album che mi fa compagnia in questo periodo è Introspective degli Amber Smith (è un gruppo, fino a qualche minuto fa credevo anche io che fosse un artista solista), pop-wave lo definisce Ondarock e ci sta tutto. Sarebbe anche dream-pop visto l’apporto (minimo) di elettronica e i ritmi dilatati ma la voce è maschia, senza falsetto. Se fossero nati in UK sarebbero diventati una delle migliori band della scena brit-pop anglosassone - magari riuscendo anche a far rinsavire il genere - ma visto che vengono dal Belgio devono accontentarsi della definizione di pop-wave. Più ascolto quest’album e più mi viene il rammarico, penso ai Placebo e alle mille strade che avrebbero potuto intraprendere solo se avessero voluto rischiare (un poco), infatti Introspective mi ricorda molto certe soluzioni già presenti in Sleeping with Ghosts dei Placebo (tipo 1980, CIA), ma mentre questi ultimi hanno attuato un soporifero riciclo della loro discografia - per motivi di comodità, di mancanza di idee, esigenze discografiche, non lo so - accellerando/diminuendo il ritmo in base all’occorrenza, gli Amber Smith si sono lanciati con tutta tranquillità su un pop morbido, appena rinvigorito dalle chitarre e da leggeri effetti del synth. Senza sapere di vecchio, trito, scontato e insipido.
Gli Amber Smith hanno avuto la bravura di dosare tutti gli strumenti in modo equilibrato, riuscendo a far convivere le parti elettroniche ed elettriche senza fare un accozzaglia di suoni. Anche loro pagano il tributo a qualsiasi cosa abbia prodotto David Bowie durante la sua carriera. Temo che dalla descrizione che ho fatto non sia molto chiaro come suoni la band esattamente. Volendo giocare con le parole e i riferimenti (e a me questo gioco piace assai), direi che Introspective degli Amber Smith è il perfetto incrocio tra l’omonimo dei Placebo e Sleeping with ghosts, con più basi melodiche e senza quei gingilli strumentali cari allo shoegaze. Orfani di Brian Molko fatevi sotto.

Brani migliori: 1980, Coded, Brazil, Simon Says, My final plea (la mia preferita).

 My final plea


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