Claes Oldenburg

26 03 2008

Sono per un’arte politica-erotica-mistica che fa tutto fuorché sedersi in un museo. Sono per un’ arte che si sviluppa senza sapere di essere arte, un’arte che ha la fortuna di partire dal punto Zero.
Sono per un’arte che si intreccia con la vita di tutti i giorni e nello stesso tempo ne salta fuori, Sono per un’arte che imi­ta l’umano, che è comica, se necessario, o violenta, o qualsiasi altra cosa, se ne­cessano.
Sono per un’ arte che prende le sue for­me dalla vita e si contorce e si estende impossibilmente e accumula e sputa e sgocciola ed è dolce e stupida proprio come la vita.
Sono per un artista che sparisce eri­spunta con un berretto bianco per di­pingere insegne e cartelloni.
Sono per un’arte che vien fuori come un pennacchio di fumo e si disperde nel cielo,
Sono per un’arte che si riversa dal bor­sellino di un vecchio quando è urtato da un parafango che passa.
Sono per l’arte che esce dalla bocca del cagnolino e che cade a terra dal quinto plano.
Sono per l’arte che il bambino lecca do­po averle tolto la carta.
Sono per un’arte che si muove come le ginocchia della gente quando un auto­bus passa su un buco.
Sono per un’arte che si fuma come una sigaretta, che puzza come un paio di scarpe.
Sono per un’arte che sventola come una bandiera. O che ci aiuta a soffiarci il na­so con un fazzoletto.
Sono per un’arte che si mette e si toglie, come i pantaloni, che si bucherella come i calzini, che si mangia come una fetta di torta, che si abbandona con gran di­sprezzo come un pezzo di merda.
Sono per un’arte coperta di bende. Sono per un’arte che zoppica, rotola, corre, salta. Sono per un’arte che viene in un barattolo o che si rovescia sulla riva. Sono per un’arte che si avvolge o si sro­tola come una cartina. Sono per un’arte che perde i capelli.
Sono per un’arte su cui ci si può mette­re a sedere. Sono per un’arte contro cui puoi picchiare il naso o inciamparci coi piedi. [...]

(Sono per un’arte…, in catalogo Environ­ments Situatiom Spaces, Galleria Martha Jackson, New York, maggio-giugno 1961 e in C. Oldenburg, Stare Days, The Something Else Press Inc., New York 1967).

claes oldenburg