Pop Art

25 03 2008

Questo blog ultimamente sta ospitando gente illustre! Mentre altri si accontentano di intrattenere meteore o personaggi della tivvù con interviste - che dio solo sa se fregano a qualcuno - sui cosa hai fatto, cosa farai in cui l’intervistatore evita di porre le domande fondamentali, ovvero: ma chi sei? chi ti conosce? perchè dovremmo darti spontaneamente dei soldi per venirti a guardare? cerco di fare una cernita tra gli artisti che veramente contano. Per non cadere in errore - visto che il termine artista viene spesso associato a personaggi discutibili - resto nei territori dell’arte e inauguro un’altra rassegna, questa volta dedicata ai tre massimi esponenti della Pop Art. Movimento che sigla definitivamente la decadenza dell’arte come espressione dei moti della società civile. Figlia del Dadaismo la Pop art con i suoi colori luminosi, i contorni marcati, le Icone a prima vista sembra un’esplosione di gioia e vitalità mentre in realtà - nemmeno tanto in fondo - nasconde un senso di disillusione, precarietà e sconforto. Warhol, Oldenburg e Lichtenstein usano i linguaggi dei mass-media e della pubblicità perchè se il vecchio spettatore, con la rivoluzione industriale, si è trasformato in consumatore l’arte si è adeguata a da esempio di creatività s’è trasformata in prodotto.

Un buon video per introdurre l’argomento poteva essere l’ultimo della Kylie ma l’ho già bruciato, ho trovato però un migliore sostituto che Pop, almeno nell’immagine, c’è sempre stato.

Beck, Nicotine & Gravy