Gintama

10 03 2008

Gintama è uno degli ultimi anime che Mtv sta trasmettendo assieme a Black Lagoon, Evangelion e quant’altro. Più che un canale musicale sembra una succursale di Tv Tokyo.
L’anime racconta le vicende di Gintoki Sakata, uno degli ultimi valorosi samurai della città di Edo (Tokyo, un tempo) oramai infestata dagli alieni Amanto. Nonostante in passato fosse stato un eroe, Gintoki decide di non combattere gli alieni e di adattarsi al nuovo stile di vita mettendosi in proprio, cioè aprendo un’agenzia tuttofare che comunque non gli garantisce nè la minima sussistenza nè tantomeno il pagamento dell’affitto. Il cartone animato si incentra sulle assurde vicende vissute dal protagonista e dai suoi colleghi. Un Don Chisciotte dei nostri tempi.

Gintama non è il solito anime per ragazzini cresciuti con bim bum bam o che ancora guardano cartoon network, è di più!
E’ una vera e propria parodia di tutti i più comuni clichè dei manga ed anime giapponesi:
ad esempio gli alieni Amanto sono, nella fattispecie, dei mostri e mostriciattoli che sembrano venuti fuori da Dragon ball, Lamù, Doraimon, L’uomo tigre, Naruto, Pokemon. L’invasione aliena è per me una metafora, nemmeno poi tanto velata, di qualcosa di più sottile: dovrebbe rappresentare la diffusione degli usi e costumi occidentali - tecnologie comprese - che ha radicalmente trasformato la cultura e l’estetica di Tokyo e del Giappone intero, paese dove ancora oggi modernità e tradizione convivono nei medesimi spazi. Lo sfondo narrativo dell’anime è proprio questo.

Gli stessi protagonisti sono una presa in giro bella è buona:
Gintoki - quello con gli occhi a pesce lesso - non è il classico samurai che considera la morte in battaglia un motivo di gloria, alla propria vita ci tiene e vuole tenersela stretta come può. Infatti è per di più svogliato, se viene coinvolto in un duello preferisce darsela a gambe o bluffare…per poi darsela a gambe, mentre i suoi colleghi di manga più famosi rischierebbero volentieri la vita per un nonnulla. Ma non muoiono quasi mani.
Kagura, l’aliena che lavora nell’agenzia tuttofare, da un lato è una citazione di Lamù per il suo carattere facilmente irascibile, mentre d’altra parte può essere benissimo un’emula di Sakura tanto è forte nelle arte marziali e in più il doppiaggio in italiano (in originale ha l’accento cinese) scimmiotta i turisti giapponesi che non riescono mai a pronunciare la erre.
Shinpachi Shimura lavora anche lui nell’agenzia ma il suo obiettivo è imparare le tecniche samurai da Gintoki. Cosa che non accade quasi mai. Lui è il classico sfigato dei manga che viene sempre messo in ombra dal personaggio principale, ignorato e sottopagato (cioè non ha mai visto uno stipendio da quando lavora per Gintoki) è il portabandiera di tutti gli outsider.
La Shinsengumi è un organo preposto a mantenere l’ordine pubblico, anche se abbigliati come i Beatles riescono a fare ben poco. Okita, uno del gruppo, anche durante un’ispezione in un appartamento, interviene sempre col suo bazzuca col vero intento di far fuori Hijikata, il n° 2 della Shinsengumi, ma non ci riesce mai.

Sono presi di mira anche i clichè narrativi dei vari anime/manga, come ad esempio:
I nemici. Nel primo episodio Gintoki dice, nei confronti del piano architettato dai cattivi di turno: “ma nemmeno i cattivi di un anime farebbero una cosa del genere!“.
Le lungaggini. Shinpachi e Kagura sono incastrati in un bidone che disgraziatamente finisce sui binari ferroviari, si dimenano senza riuscire a liberarsi, dopo qualche secondo arriva il treno e Shinpachi: “Che cosa?! Un tempismo così perfetto non si vede nemmeno nei manga!”

Insomma c’è da sganasciarsi dalle risate. E’ sottinteso che la cura del look e la caratterizzazione dei vari personaggi è manicale, a Gintoki va il premio per la mise migliore ma va anche un razzie award per il doppiaggio peggiore. Ma cazzo, assumete più doppiatori! A lui gli è toccata la versione scocciata di Brandon Walsh di Beverly Hills.
Sono già da antologia i titoli di ogni episodio. E questo è veramente superfluo dirlo.

Consigliato a chi non ama il mondo degli anime, vi ricrederete. E agli amanti del genere, ovvio.

 

cast gintama

gintama action figure

Gintoki

gintoki cosplay

 

Opening 1





Averli Ventanni

10 03 2008

Caro Massimo,
sono Daniele e ho appena compiuto vent’anni. Ti chiedo una sem­plice cosa: ora che non sono più un teenager la mia vita cambierà?
Saluti. Daniele

Caro Daniele,
mi ricordo quando anni fa anch’io, compiuti vent’anni, presi a in­terrogarmi sull’adultità. Il fatto è che a quei tempi noi agli occhi del mondo non eravamo teenager, no… eravamo bambocci, ragazzetti, coglionazzi. Eccetera. Il punto è questo: l’unica differenza tra l’esse­re un teenager e non esserlo più consiste nella consapevolezza di es­sere stato un teenager. Nel senso che a sedici anni non ti chiedi cosa sei - sei troppo occupato a tentare di esserlo. Dopo no. Vent’ anni: ma come, ventenne io? Venticinque: ecco, come sono collocato tra i ven­ticinquenni, io? Trent’anni: non posso più fare i biglietti col prezzo ri­dotto, sull’autobus i teenager mi danno del lei e a volte anche il con­trollore: “Ma scusi ma lei ha trent’ anni e ancora tenta di scappare per non pagare il biglietto?” Ma sono altre le domande che via via turba­no il tuo divenire uomo. Vent’anni: ma perché due anni fa sono stato sei ore sotto casa di Laura e poi non le ho citofonato? Ventitré anni: ma perché cinque anni fa sono stato sei ore sotto casa di Laura, non ho citofonato e pioveva pure? Venticinque anni: ma perché sette anni fa sono stato sei ore eccetera, e invece ero innamorato di Marta? Perché sono un coglione. Ecco, col procedere dell’età non solo i ricordi ma anche la consapevolezza di sé si fanno sempre più precisi e dolorosi. Ciononostante fai le stesse cose di prima: solo che quando eri teen­ager non ti accorgevi di essere un coglione, mentre oggi lo sai in di­retta: sono un coglione.

Camera Obscura, Teenager

Massimo Coppola e Alberto Piccinini con Giovanni Robertini. Brand:new