Gintama è uno degli ultimi anime che Mtv sta trasmettendo assieme a Black Lagoon, Evangelion e quant’altro. Più che un canale musicale sembra una succursale di Tv Tokyo.
L’anime racconta le vicende di Gintoki Sakata, uno degli ultimi valorosi samurai della città di Edo (Tokyo, un tempo) oramai infestata dagli alieni Amanto. Nonostante in passato fosse stato un eroe, Gintoki decide di non combattere gli alieni e di adattarsi al nuovo stile di vita mettendosi in proprio, cioè aprendo un’agenzia tuttofare che comunque non gli garantisce nè la minima sussistenza nè tantomeno il pagamento dell’affitto. Il cartone animato si incentra sulle assurde vicende vissute dal protagonista e dai suoi colleghi. Un Don Chisciotte dei nostri tempi.
Gintama non è il solito anime per ragazzini cresciuti con bim bum bam o che ancora guardano cartoon network, è di più!
E’ una vera e propria parodia di tutti i più comuni clichè dei manga ed anime giapponesi:
ad esempio gli alieni Amanto sono, nella fattispecie, dei mostri e mostriciattoli che sembrano venuti fuori da Dragon ball, Lamù, Doraimon, L’uomo tigre, Naruto, Pokemon. L’invasione aliena è per me una metafora, nemmeno poi tanto velata, di qualcosa di più sottile: dovrebbe rappresentare la diffusione degli usi e costumi occidentali - tecnologie comprese - che ha radicalmente trasformato la cultura e l’estetica di Tokyo e del Giappone intero, paese dove ancora oggi modernità e tradizione convivono nei medesimi spazi. Lo sfondo narrativo dell’anime è proprio questo.
Gli stessi protagonisti sono una presa in giro bella è buona:
Gintoki - quello con gli occhi a pesce lesso - non è il classico samurai che considera la morte in battaglia un motivo di gloria, alla propria vita ci tiene e vuole tenersela stretta come può. Infatti è per di più svogliato, se viene coinvolto in un duello preferisce darsela a gambe o bluffare…per poi darsela a gambe, mentre i suoi colleghi di manga più famosi rischierebbero volentieri la vita per un nonnulla. Ma non muoiono quasi mani.
Kagura, l’aliena che lavora nell’agenzia tuttofare, da un lato è una citazione di Lamù per il suo carattere facilmente irascibile, mentre d’altra parte può essere benissimo un’emula di Sakura tanto è forte nelle arte marziali e in più il doppiaggio in italiano (in originale ha l’accento cinese) scimmiotta i turisti giapponesi che non riescono mai a pronunciare la erre.
Shinpachi Shimura lavora anche lui nell’agenzia ma il suo obiettivo è imparare le tecniche samurai da Gintoki. Cosa che non accade quasi mai. Lui è il classico sfigato dei manga che viene sempre messo in ombra dal personaggio principale, ignorato e sottopagato (cioè non ha mai visto uno stipendio da quando lavora per Gintoki) è il portabandiera di tutti gli outsider.
La Shinsengumi è un organo preposto a mantenere l’ordine pubblico, anche se abbigliati come i Beatles riescono a fare ben poco. Okita, uno del gruppo, anche durante un’ispezione in un appartamento, interviene sempre col suo bazzuca col vero intento di far fuori Hijikata, il n° 2 della Shinsengumi, ma non ci riesce mai.
Sono presi di mira anche i clichè narrativi dei vari anime/manga, come ad esempio:
I nemici. Nel primo episodio Gintoki dice, nei confronti del piano architettato dai cattivi di turno: “ma nemmeno i cattivi di un anime farebbero una cosa del genere!“.
Le lungaggini. Shinpachi e Kagura sono incastrati in un bidone che disgraziatamente finisce sui binari ferroviari, si dimenano senza riuscire a liberarsi, dopo qualche secondo arriva il treno e Shinpachi: “Che cosa?! Un tempismo così perfetto non si vede nemmeno nei manga!”
Insomma c’è da sganasciarsi dalle risate. E’ sottinteso che la cura del look e la caratterizzazione dei vari personaggi è manicale, a Gintoki va il premio per la mise migliore ma va anche un razzie award per il doppiaggio peggiore. Ma cazzo, assumete più doppiatori! A lui gli è toccata la versione scocciata di Brandon Walsh di Beverly Hills.
Sono già da antologia i titoli di ogni episodio. E questo è veramente superfluo dirlo.
Consigliato a chi non ama il mondo degli anime, vi ricrederete. E agli amanti del genere, ovvio.




Opening 1



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