Mentre ascoltavo questo album mi chiedevo:” mah, ma a chi somigliano questi? Già li ho sentiti ma proprio non riesco a capire”, la colpa era di Matt Berninger, la cui voce depistava gli indizi sonori. I National, secondo la mia modestissima opinione, sono l’ennesimo gruppo del filone “amici dei Joy Division” assieme agli ormai compassati Interpol e ai loro figli di primo letto Editors, ma fino ad un certo punto. Parlandone in termini cinematografici se gli Interpol e gli Editors sono una sorta di sequel dei Joy Division i the National ne sono uno spin-off.
Il gruppo di Curtis è solo un punto di partenza per sviluppare nuove storie, nuovi suoni, nuove atmosfere e poi c’è la voce di Matt profonda, graffiante, cupa, baritonale a differenza di quelle di Paul Banks e Thom Smith che sono più pulite ed educate.
Matt colpisce senza sforzo alcuno.
Dal punto di vista sonoro oltre gli evidenti riferimenti ai Joy Division ritroviamo anche certi spunti presi da Is a Woman dei Lambchop, soprattutto per il ricorso ad una strumentazione quasi totalmente acustica, niente schitarratine acide insomma. Quante volte in queste recensioni ho citato il new loud? Mi sa troppe ma mi rendo sempre più conto che è così. Il rock s’è sopito, ma c’ha guadagnato direi.
L’album presenta i brani migliori nella prima parte, infatti (quasi) un brano a caso dei primi 6/7 può essere lanciato come potenziale singolo; mentre la seconda parte pecca di monotonia e fiaccume, di già visto e stravisto. E possibile che abbiano detto quello che dovevano in 5 brani? Avranno un’eccellente proprietà di sintesi. Belle premesse ma è troppo poco per gridare al miracolo o al ‘disco dell’anno’. Ma teniamoli d’occhio.
Disco consigliato a chi si sente ancora orfano dei Joy Division che poi s’è sentito orfano anche degli Interpol e degli Editors. Visto che avete il cuore in frantumi coi National andateci piano, non vi ci affezionate subito.
La Ferrari senza sponsor con il musetto a lutto. Fede mette l’inno nazionale americano alla fine del suo telegiornale. Il camionista americano scrive revenge sul suo camion. Il CONI ritarda le partite di quindici minuti. Bush parla col megafono ai pompieri. I tre minuti di silenzio, nelle fabbriche, al Parlamento Europeo, sui campi di calcio, nelle piazze, nelle scuole e davanti alle tv. La scritta America Under Attack della CNN. Il Pakistan si allea con gli Americani. Il ciclista italoamericano rimane fermo al via alla Vuelta. Le guide sui giornali su come cavarsela col crollo delle borse. Le cartacce piovute dai grattacieli e le scatole nere degli aerei, che, al contrario degli uomini, possono resistere trenta minuti a ottocento gradi. La scatola nera dell’aereo caduto sul Pentagono è rimasta otto ore nel fuoco. I coltellini sequestrati ai turisti in aeroporto. Muhammad Alì, il musulmano americano. La Spagna mette in all’erta quattro ospedali per curare eventuali feriti di guerra. I conduttori dei tg hanno la faccia preoccupata quando gli squilla il telefono sulla scrivania. I conduttori dei tg vorrebbero sorridere lanciando il prossimo servizio ma non possono. Il bar in cui si parla d’altro. I giornali esauriti e quel tale che ha capito cos’era successo vedendolo in prima pagina sulla Gazzetta. I diciannove anni passati dalla strage di Sabra e Shatila. La tristezza di Miss Italia, esiliata nell’ultima di cronaca. Ai concorrenti del “Grande Fratello” americano non hanno detto nulla per regolamento. L’oro sepolto sotto le torri. J palinsesti televisivi sconvolti e Gerry Scotti che dice: “Ci vediamo domenica sera se non succede niente”. I bambini guardano la tragedia alla tv. MTV Italia programma “Imagine” di Lennon tutto il giorno. Busb con in mano una bandierina americana microscopica. Bush dice: “We will win” .. La maglietta con su scritto I love New York. Il lutto al braccio dei calciatori. I kamikaze. Pearl Harbour. Jibad. Mullah. Talebani. Osama Bin Laden. Colin Powell. Canal Street. La pista italiana, quella tedesca e quella svizzera. Le facce degli arabi sotto casa. Le vittime italiane. Le 65.000 bandierine degli. Stati Uniti vendute a New York. La conta dei morti previsti, dei corpi ritrovati e dei dispersi. 20.000, 50.000, 34, 266, 4.652, 4.690,5.000. Gli italiani, 8, 62,100, senza contare gli italoamericani.
Gli spot dell’ 166 (già 144) regolarmente in onda. Il 63% degli italiani è d’accordo conia decisione di giocare comunque il campionato. Madonna fa una ricca donazione. I comandanti talebani disertano. I Glasgow Rangers non vogliono giocare la partita di coppa in Daghestan. L’indiano sikh scambiato per musulmano e per questo ucciso in Arizona. Il calciatore Weah va a giocare in Arabia Saudita. Il barbiere dice: “Se lo meritavano”. La finanziaria straordinaria di Berlusconi promette di non pesare sui cittadini. Il sito dei Rage Against The Machine chiuso su richiesta della CIA. Le radio dei tassisti sempre accese. Le bandiere americane negli stadi italiani. Le altre notizie sui giornali. La portinaia chiede chi siano i talebani. I Backstreet Boys sono gli unici a non annullare i concerti. I Backstreet Boys devolvono i proventi del concerto alle vittime. I newyorkesi continuano ad andare al cinema. Tahar Ben Jellun si chiede perché le cabine di pilotaggio degli aerei americani non sono protette da una porta blindata. David Grossman dice che la vita continua ma è dura.
Il franco svizzero si apprezza in tempi di sciagure. Il centrocampista del Tottenham, Tim Sherwood, dona i suoi premi partita ai familiari delle vittime. Le ragazze americane in prigione a Kabul per aver predicato il cristianesimo. Gli arabi guardano la CNN in un bar in periferia. Michele Cucuzza intervista l’ambasciatore del Pakistan. La CIA annienterà i terroristi. Il giocatore della Roma Zebina, vittima di insulti politici da parte della tifoseria, difeso dal suo allenatore Capello. Bin Laden forse ha la bomba atomica. I titoli di Libero. Il balletto di cifre. I giocatori di basket dei playground si sentono ancora più americani. Il lento ritorno alla normalità. La7 manda in onda La guerra dei robot. Il prezzo del petrolio. I clandestini sotto le macerie. Il baseball riparte. L’opportunità di investire in titoli dell’area Euro. Il buy back. Il panic selling. Il ground zero.
Prodi ascoltava jazz a Yalta quando ha avuto la notizia. La copertina del disco del gruppo rap dei Coup, con le torri gemelle in fiamme. Il poliziotto americano coi muscoli gonfi dà il via alla riapertura della borsa. MTV America manda in onda video discreti ed emotivamente non coinvolgenti. Bush vuole Bin Laden vivo o morto. Berlusconi è stato avvisato dalla sua segretaria mentre lavorava ad Arcore. Le borse europee rimbalzano. Nel bar sotto casa, all’ora di pranzo, c’è musica commerciale da discoteca. Il mio amico cambia lavoro per non prendere più l’aereo. Clinton aveva mandato un killer da Bin Laden nel 1998 . Ciampi viene a sapere del fatto perché la signora Franca urla nell’ altra stanza. I Sonic Youth hanno avuto lo studio distrutto dal crollo delle torri gemelle. La gente sull’Eurostar Roma-Milano al cellulare parla solo dell’ora in cui arriverà. I film di guerra di Hollywood ritirati dalle sale. L’editoriale della direttrice di Novella 2000 dice di pubbl icare le tette della Carrà per esorcizzare la paura.
Ilcosa stavi facendo quando hai saputo.
Massimo Coppola e Alberto Piccinini con Giovanni Robertini. Brand:new
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Non ho intenzione di offendere nessuno, tranne la vostra intelligenza.
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