Pezzo al bacio

1 03 2008

Ho saputo da fonti certe (Google) che Sanremo ggiovani è stato vinto dalle controfigure degli Hanson, ovvero loro .
Sono andata su youtube per sentire che tipo di amenità avessero presentato, sono riuscita ad arrivare al secondo minuto e cinquantaduesimo secondo dell’esibizione (più del 70% dai) perchè nongliàfacevo. Mi affido dunque al primo ascolto e appoggio la teoria secondo cui gli stantboy degli Hanson avrebbero copiato paro paro la melodia da Cannon Ball di Damien Rice e il testo da Kiss me Licia della nostra beneamina Cristina D’avena.

Presumo che i versetti della canzone andranno a riempire i muri cittadini e i 150 caratteri di sms composti da adolescenti innamorati con molta poca fantasia.
Ma ecco il brano che sono riuscita ad ascoltare per intero.

Cannon Ball





Non proprio così brevemente dico…

1 03 2008

E la prolissità sta prendendo il sopravvento. Ora che la Sagra dei fiori e delle canzonette formato famiglia giunge al termine posso continuare a parlare di cose serie.

Stars. In our bedroom after the war. Gli Stars si sono scelti un nome che più idiota, ma soprattutto, più anonimo non si potevano nemmeno immaginare. E vabbè fa nulla, il titolo del disco invece è più accattivante. Oggi non c’ho voglia di fare una munnezza le copertine degli album, quindi mi sfogo gratuitamente sui titoli.
Il disco non si limita a riproporre le influenze musicali del gruppo facendo il solito collage di suoni, variando giusto qualche nota per evitare beghe legali, ma anzi cerca di interpretare il tutto secondo lo stile della band, stile scandinavo direi.
L’album è prevalentemente pop e lo sono anche quei gruppi che sopraggiungono alla mente se si ascolta per bene tra le righe del pentagramma: The night stars here evoca gli ultimi Royksopp; in The ghost of Genova heights sembra di sentire Prince fare il coro. In Barricade c’è un po’ Elton John, un po’ James Blunt versione ballad, mentre My favorite book, Window bird e Bitches in Tokio sembrano un tributo ai Cardigans. E non è finita qui, abbiamo anche la citazione colta, la ciliegina sulla torta piazzata come brano d’apertura: The beginning after the end infatti ha l’intro che ricorda molto Teardrop dei Massive Attack. In conclusione, album ben prodotto con alcuni pezzi buoni per le radio che possono far presa sul grande pubblico. Se avessero le spinte giuste potremmo trovarli in rotazione su Mtv, se esistesse la giustizia a questo mondo.
Disco digeribilissimo a basso contenuto di sodio.
Consigliati agli amanti del pop-chic dell’alta europa. Semplice ma non banale.
Brani migliori: Take me to the Riot, Window bird, Bitches in Tokio.

Take me to the riot

Bitches in Tokyo (live)

Stateless. Stateless. Ascoltare gli Stateless è un po’ come parlare con un amico lontano con cui non si ha spesso occasione di discorrere, è un po’ come ritrovare quei paesaggi che il tempo e le circostanze ci hanno costretto ad abbandonare. Gli Stateless fanno già parte di noi ancor prima di inserire il disco all’interno del lettore, infatti molti dei gruppi cui fanno riferimento sono storia recente, che ancora “bruciano” nelle orecchie.
Iniziamo dalla voce, il cantante Chris James è una perfetta sintesi tra il falsetto di Thom Yorke, quello di Chris Martin e Matthew Bellamy (t’oh, tutti in falsetto!) e già per aver menzionato questi tre tizi, che tanto tizi non sono, il disco si merita un ascolto. Riguardo il suono, non andiamo poi così lontano dagli artisti di cui sopra ma a questi vanno aggiunti certi echi di This is hardcore dei Pulp e i Portishead nel brano In down here, mentre Blue trace è un incrocio perfetto tra i Radiohead di Climbing up the walls e Life in a glass house e i Chemical bros di Dig your own hole, mentre l’ultimo brano del disco Inscape ripesca a piene mani dalle atmosfere trip-hop bristoliane. Insomma il gruppo ha delle fonti di ispirazione molto eleganti, di sicura efficacia su certo pubblico “indie” e l’album è molto gradevole. Che non erano tutta sta originalità s’era capito no? Ma fa niente, queste sono solo delle considerazioni sul loro album…mica sulla loro carriera. Ancora.
Consigliati a chi ha nella propria disco-teca tutti i gruppi citati in queste righe.
Brani migliori: Radio killer, Ranning out, Bloodstream.

Prism #1