Velvet Goldmine è il secondo film dietro la macchina da presa di Todd Heynes. Todd Heynes è il regista di Lontano dal Paradiso, Io non sono qui e del poco conosciuto Safe, ma soprattuto Todd Heynes è il regista di Velvet Goldmine. E’ stato l’unico uomo in grado di riuscire ad inserire nella stessa pellicola: un bacio mozzafiato tra Ewan Mcgragor e Jonathan Rhys Meyers e nel contesto fare di Christian Bale il voyeur della coppia, è riuscito a far vestire Brian Molko come il capo clown del Circle du Soleil e a fargli cantare una cover dei T-Rex, è riuscito a far partecipare alla soundtrack personaggi del calibro di Thom Yorke, Bernard Butler e gli stessi Mcgragor e Meyers alla loro prima esperienza canora. E’ riuscito a fare un film su David Bowie ed Iggy Pop senza menzionarli mai. Quest’uomo è un mito. Quest’uomo, viste le tematiche, è il Ferzan Ozpetek britannico senza però essere melenso e stucchevole. Questo film è stato il Rocky Horror Picture Show della mia generazione. Questo film è riuscito a fare del trash una poesia e del glam una religione. Questo film è stato la causa della nascita dei primi siti di fangirl e delle fan-fiction. Questo film è il papà di tutti i Yaoi e la mamma di tutti i Yuri. Questo film ha provocato turbamenti sessuali in giovincelli e fanciulle che hanno cominciato a pensare di essere bisessuali. Se sei bisessuale e hai all’incirca 25 anni è per colpa di questo film.
Difficile non essere attratti dalla storia, raccontata come se fosse una favola in un tono solenne, così come si fa quando si raccontano i sogni felici che purtroppo ci sono sfuggiti. Difficile non essere colpiti dalla musica, così tragica e così comica, così furba e così traditrice, così protagonista da farti immaginare di essere tu ad indossare lustrini e paillettes. Difficile non rimanere a bocca aperta di fronte al look, così perfettamente curato da sembrare malato e corrotto.
Difficile non amare Brian Slade, folgorato da una performance di Curt Wild, che diventa famoso col solo scopo di conoscerlo. Difficile non avere un sussulto quando si apre il vinile e vederlo seminudo, ricoperto da un solo drappo scarlatto e vellutato che ti guarda come per dire “Eccomi“. Difficile non tradirlo per il rozzo Curt Wild, tutto eccessi e strafottenza, difficile trattenere la saliva quando si cosparge il torso nudo di vodka e polvere di stelle, difficile non avere un orgasmo quando incendia il palco e si lancia tra il pubblico, solo per esserne abusato.
Difficile non immedesimarsi in Arthur Stuart che è il personaggio più uguale a noi, il fan che segue le vicende dei protagonisti tanto quanto un fervente religioso segue la propria liturgia; che quando vede Slade in tv dice ai propri genitori indicando lo schermo “Quello sono io! Sono io!“. Quanti di voi hanno pensano lo stesso ogni volta che ascoltano il proprio gruppo preferito? Arthur che ora è un giornalista, inseguendo il passato di Slade non fa altro che rincorrere il proprio, per un breve periodo ritorna ad essere quel ragazzetto timido con il desiderio nelle vene, il desiderio di essere qualcun altro, il desiderio di essere su quel palco, il desiderio di essere Brian, di avere tutto ciò che aveva Brian. E la sua paura è tutta qui, ritornare a quel ricordo che fa ancora male, a quel momento dove possedeva tutto, dove era posseduto da sè stesso.
Ma anche dai bei sogni purtroppo ci si desta ma io me ne starò ancora un po’ qui, al calduccio, sperando di riacchiappare Morfeo e la sua medicina.
Questa non è una recensione canonica del film, è un vero e proprio elogio della pellicola, un’ode intima e personale ai vecchi miti della preadolescenza, a quei miti che si possono vivere e sentire solo a 14 anni.
Consigliato a quelli che di Bowie, Iggy pop e glam rock non sanno assolutamente nulla e hanno appena finito di leggere Il ritratto di Dorian Gray e non hanno mai aperto niente di Orwell.
Locandina

Curt Wild - Ewan McGragor

Brian Slade - Jonathan Rhys Meyers
Arthur Stuart - Christian Bale
Shoot

Trailer originale
Il bacio di cui parlavo
Brano di Bowie da cui è tratto il film: queste foto dell’epoca fanno vedere bene com’è stato svolto il lavoro di ricostruzione dei personaggi



Commenti Recenti