DICIAMO. Plurale humilitatis, diverso da quel noi maiestatis e cui gli studenti contrappongono un io insicuro. “Diciamo” è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia. Sornionamente democratico, modestamente capzioso, è usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta.
ESTREMAMENTE. Ricorre con l’accanimento di un “assolutamente”. Vorrebbe aggiungere energia a un linguaggio stremato e finisce per sottrargli anche quella residua. “Uomo perfido” è una espressione forte. “Uomo perfido e cattivo” è una semicatastrofe. “Uomo estremamente perfido e cattivo” è ciò che si dice comunemente.
RECITARE. Come recita la guida, la legge, la didascalia. In un paese di attori, anche l’orario ferroviario recita.
ONESTAMENTE. Più che un avverbio è una perorazione, un appello. Fa pensare immediatamente al suo contrario, come le donne che invocavano il pudore quando stavano per perderlo.
REALIZZARSI. Aspirazione diffusa. Temibile soprattutto quando si realizza. Non basta a distogliere gli altri dallo stesso obiettivo.
CONSUMATORI. Ha sostituito acquirenti, lettori, spettatori, eccetera. Evoca l’ingestione. I consumatori di musica girano con l’auricolare. Forse il termine ulteriore sarà evacuatori.

Giuseppe Pontiggia. Le sabbie immobili



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