Ma come parla bene

17 05 2008

Travaglio da Fazio: legittima la critica al presidente Schifani

Fin dagli anni ’70 ha detenuto quote e amministrato società siciliane partecipate da soggetti poi condannati per gravi reati come l’associazione di tipo mafioso, l’usura e l’estorsione. Nel 1995 è stato nominato consulente all’urbanistica e al piano regolatore per il comune di Villabate, dalla giunta retta da un sindaco parente del capomafia Mandalà, che due anni dopo sarà sciolta d’Autorità per accertate infiltrazioni mafiose. E’ questa la parte peggiore del curriculum di Renato Schifani, eletto senatore di Forza Italia nel 1996 grazie ai voti ottenuti nel collegio elettorale di Corleone, oggi presidente del Senato della Repubblica.

Schifani non risulta essere stato indagato dalla magistratura. Tuttavia, quelle amicizie mal si conciliano con la dirittura morale che dovrebbe caratterizzare chi incarna la più alta carica istituzionale dopo quella di presidente della Repubblica. Ed è proprio questo il succo della critica mossa da Marco Travaglio intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” la sera del 10 maggio. Una critica che ha scatenato reazioni bipartisan, tutte tese a fare quadrato attorno al neopresidente del Senato. Ad eccezione di Di Pietro, che ha rivendicato il diritto di critica di Travaglio.

Una critica che si basa su circostanze documentate da fonti ufficiali (provvedimenti giudiziari, visure camerali, decreti, etc.), e che come tali rappresentano il massimo grado di verità putativa, la cui sussistenza esonera il giornalista da qualsiasi responsabilità. Travaglio ha formulato una critica riportando fatti la cui esistenza è incontrovertibile, perché ufficialmente veri.

Nessun dubbio circa la sussistenza dell’interesse pubblico, data l’importanza sia del personaggio Schifani che dei fatti addebitatigli. Anche se si trattasse di fatti lontanissimi, il presidente del Senato non potrebbe certo rivendicare una sorta di diritto all’oblìo, improponibile per un personaggio pubblico del suo calibro, soprattutto in considerazione delle funzioni pubbliche ora esercitate. Peraltro, la consulenza prestata in favore del comune di Villabate, poi sciolto per mafia, è relativamente recente. E, per gli stessi motivi, nemmeno può condividersi l’opinione di Violante, ex magistrato antimafia, che ha definito “pettegolezzo” quanto raccontato da Travaglio, quasi quei fatti rientrassero nella sfera privata di Schifani.

Sbaglia poi l’ottimo Giuseppe D’Avanzo nel suo recente articolo pubblicato su “Repubblica” dal titolo “Non sempre i fatti sono la realtà”, laddove sostiene che Travaglio, con le sue affermazioni, voleva indurre il telespettatore a concludere che Schifani è un mafioso. In pratica, D’Avanzo imputa a Travaglio la violazione del requisito della continenza formale, che consiste proprio nell’adozione, da parte del giornalista, di artifici tali da indurre il lettore/telespettatore ad imputare a chi è oggetto di cronaca fatti più gravi di quelli formalmente citati.

A parte il fatto che nella critica il requisito della continenza formale va valutato con minor rigore rispetto a quanto si esige nella cronaca, consistendo la critica in un giudizio che, per forza di cose, non può pretendersi obiettivo. In ogni caso, la critica di Travaglio non aveva per oggetto la mafiosità di Schifani (che non è un fatto), ma la sua indegnità a ricoprire la seconda carica dello Stato per via delle sue passate ed appurate frequentazioni (che sono un fatto). In altre parole, non è necessario essere riconosciuti come mafiosi per diventare indegni di ricoprire altissime cariche istituzionali. E’ questo il messaggio di natura etica che Travaglio ha voluto lanciare.

Assolutamente fuori luogo, poi, le violazioni addebitate da quasi tutti i leader delle forze politiche a Travaglio (e indirettamente alla Rai), consistenti in primo luogo nella mancanza di un contraddittorio. Una motivazione, questa, ormai consueta, adottata principalmente per criminalizzare il comportamento di chi vuole fare informazione. Ma palesemente illogica. Il contraddittorio non ha senso quando vengono citati fatti acquisiti da fonti ufficiali. Nel caso specifico, l’applicazione del principio del contraddittorio porterebbe ad una conseguenza assurda. Nel medesimo contesto vi sarebbe da una parte Travaglio, giornalista, quindi vincolato al dovere deontologico di verità, che cita fatti tratti da fonti ufficiali, quindi veri per definizione. Dall’altra Schifani, un politico, portatore di un interesse di parte, quindi fazioso per definizione, per giunta chiamato ad esprimersi su questioni che lo riguardano personalmente, che per ovvi motivi darebbe una versione di quei fatti in contrasto con le fonti ufficiali, o che addirittura potrebbe negare ogni cosa, ma con le stesse possibilità comunicative di Travaglio. Con il risultato di insinuare nel telespettatore il dubbio circa la verità dei fatti sostenuti da Travaglio e contenuti in fonti ufficiali.

Qui la pretesa del contraddittorio origina da una errata interpretazione del concetto di par condicio, che non ha nulla a che vedere con l’informazione. La par condicio riguarda la comunicazione politica, che deve consentire alle diverse forze politiche di relazionarsi con l’elettore in condizioni di parità. Di qui la necessità del contraddittorio, che è sempre tra politici. Ma pretendere l’applicazione della par condicio (quindi del contraddittorio) anche all’informazione significa porre sullo stesso piano chi ha l’obbligo deontologico di dire la verità con chi non solo è estraneo a tale obbligo, ma ha tutto l’interesse a fornire una versione dei fatti contraria a verità.

E le stesse conclusioni possono trarsi con riferimento al diritto di replica, nel caso specifico richiesto da Beppe Giulietti, altro non essendo che un contraddittorio differito.

Con ogni probabilità la querela per diffamazione sporta da Schifani nei riguardi di Travaglio verrà archiviata già nella fase dell’indagine preliminare. Più o meno come accaduto per il caso Satyricon. Ma la querela rischia di trasformarsi in un micidiale boomerang per il presidente del Senato. Perché la probabile archiviazione, riconoscendo il diritto di critica, verrà motivata sulla base della sostanziale verità dei fatti citati da Travaglio.

Al limite, l’unico passo su cui Travaglio potrebbe rischiare è l’aver associato alla muffa il Presidente del Senato. Ma, in realtà, quella affermazione sarebbe riconducibile al diritto di satira, basata essenzialmente sul paradosso e sulla esagerazione e che da sempre caratterizza lo stile del giornalista torinese. La muffa è il punto di arrivo della parabola discendente che nel pensiero di Travaglio contraddistingue la vita politica degli ultimi quindici anni, e che ha visto diventare protagonisti soggetti dai comportamenti eticamente non impeccabili. Tra questi lo stesso Schifani, che nel discorso di Travaglio logicamente precede la formazione della muffa. Nessuna identificazione tra la muffa e Schifani, quindi. Ma (secondo gli insegnamenti della giurisprudenza) coerenza causale tra dimensione pubblica del personaggio e contenuto del messaggio satirico: ossia tra quanto di negativo rappresenta nella critica di Travaglio la nomina di Schifani a presidente del Senato, in considerazione dei suoi trascorsi siciliani, e la necessità di reagire per la ricostituzione di un’etica pubblica.

avv. Antonello Tomanelli




Quando sei in difficoltà, ridi ridi!

16 05 2008

Oggi ho visto il tg tre del pomeriggio. Mi faccio compagnia con la tv quando sono affacendata, visto che su rete 4 c’era emilio l’abusivo ho optato per il tiggì che tutte le repubbliche democratiche non ci invidiano (perchè ne hanno più d’uno così). Mentre lo ascolto ci rimango un po’ di cacchio, ma cavolo un tiggì che da le notizie! Non s’è mai visto. Si parlava di Zapatero che ha accusato di xenofobia il governo italico, che le misure di sicurezza che l’esecutivo vuole adottare non son ben viste dall’opposizione e dal capo dello stato. Insomma tutto il contrario di Studio Aperto. E senza manco quelle facce di cazzo a presentare…

Ad un certo punto però l’anchor man manda un video comunicato sindacale in cui l’intera redazione del tg 3 si dissocia dalla decisione del Cda della Rai di spostare tutti i programmi di approfondimento di rai 3 (tipo primopiano) in tarda nottata.
Il comunicato dice che tale provvedimento è atto a modificare la divulgazione dell’informazione così come la conosciamo (che è già poca). Insomma non è proprio un editto bulgaro, ma un esilio da Marzullo si. Questa volta la dittatura mediatica sta attaccando l’informazione alla lontana sperando che nessuno se ne accorga perchè pensano che la massa sia cogliona. Anche io penso che lo sia perchè continua a non volermi smentire.
Per una volta che voglio avere torto no eh? Vabbè, tra un po’ comincia il tg 5 con Mr. Zeppola, buona visione.

 

 

Judge in a box - andy potts

 




Just can’t get enought

14 05 2008

Ancora sulla questione Travaglio.

Nell’ultimo periodo ho letto diversi articoli (di giornalisti e blogger) riguardo l’aggressione di Sgarbi nei confronti di Travaglio (chiamarla rissa è un eufemismo) e l’intervento di quest’ultimo al programma di Fazio Che tempo che fa.
La cosa che mi ha sconcertato nel leggere tali contributi è il linguaggio utilizzato. Ormai sia la plebe (i blogger) che chi è addentro (i giornalisti) utilizzano termini presi in prestito dal mondo politico e dall’informazione massificata, è tutto basato sul qualunquismo, giustizialismo, demagogia, antiberlusconismo. Tutti -ismi  di cui immagino nessuno sappia spiegarsi il significato preciso. A scuola mi hanno insegnato che -ismo associato all’arte (Dadaismo, Cubismo…) indicava un gruppo di persone che avevano in comune un programma, un punto di vista che volevano attuare, al di fuori di questo contesto -ismo, associato ad altre parole, assume invece un significato negativo.
A mio modesto parere tali termini sono utilizzati dalle persone che usano le parole per sciacquarsi la bocca, visto che non riescono a formulare un’opinione critica di ciò che gli accade intorno e quindi chiedono aiuto a quel vocabolario che non gli appartiene solo per qualificare i propri pensieri - che sono oramai fotocopiati - per dare credito a ciò che dicono e a ciò che gli dicono di pensare.
Il problema è proprio questo, gli attacchi a Travaglio non sono altro che una forzatura e per di più gratuita. Travaglio non è come Berlusconi, Hitler, Mussolini, Stalin, Beppe Grillo, Vittorio Sgarbi che usano toni aspri e teatrali per parlare con la folla. Questa gente non c’ha mai provato a parlare con la folla, hanno sempre detto alle masse cosa pensare. Perchè si deve evitare che la massa pensi sennò sarebbero finiti tutti i governi.
L’arma di Travaglio è ben diversa, non ha mai urlato, sbaitato, gozzovigliato, anche quando Sgarbi gli ha vomitato addosso gli insulti è rimasto dove stava invece di cavargli gli occhi come un comune essere umano avrebbe fatto al suo posto. Marco si è sempre limitato nei toni, anche ai V Day, perchè la verità non ha bisogno di un aiuto da parte dell’oratore, fa già il suo effetto nuda (di opinioni) e cruda (nei fatti).
Il problema fondamentale di Marco è proprio questo, i suoi interventi - sempre pacati - fanno si che la gente si incuriosisca e vada a controllare di persona. Fino in fondo.
La sua non è mai un’informazione passiva ma è finalizzata proprio a sviluppare questo meccanismo della ricerca di conferme perchè - come ha detto Montanelli - lui fa riferimento all’archivio e non al sentito dire.
E come puoi rispondere ad una persona che si basa sui fatti? Con altri fatti che gli vanno contro. Mentre noto che sia al web sia all’informazione massificata piace ciarlare del più e del meno, rispondendo a ciò che Travaglio dice perchè documentato (vogliamo negare che Schifani non abbia avuto rapporti con mafiosi? Vogliamo negare che Berlusconi sia un criminale e che si sia fatto leggi ad personam per sè e per i suoi? Vogliamo negare il passato di Dell’Utri, Previti, Mangano? Insomma volete che vi sputi in faccia e rida di voi) con parole, con -ismi senza se e senza ma.

Marco Travaglio è inattacabile, perchè se la canta e se la suona da solo. Ha parlato della scomparsa dei fatti in un libro, e l’informazione e il web continua a dargli ragione, è stato querelato 8 volte per il suo L’odore dei soldi perchè era andato a curiosare nelle tasche del premier (e tutte le 8 volte assolto), ha perso una causa contro Confalonieri - di cui ha pubblicato la sentenza sul suo blog - e ha parlato in tv del background di Schifani. Tutto sempre, in modo chiaro e limpido. Neh, ma cara tv ma caro web che cazzo rompi? Mi chiedo io.

E mi rispondo anche. La psicologia delle masse il suo valore scientifico ce l’ha, la massa è tutta compatta e lobotomizzata e alle iniezioni adrenaliniche di verità risponde con lo shock anafilattico visto che ormai è disabituata a pensare con la propria testa e ad avere un opinione critica nei confronti della realtà. Ormai la massa della realtà se ne sbatte, ha bisogno solo di intrattenimento che tv e governi sono disposti a dargli anche tramite decoder. E io proprio di questo ho paura, ho paura della gente, ho paura di questa moltitudine compatta che è capace di mandare in parlamento un ladro e che critica chi invece cerca solo di fare chiarezza, chi vuole aiutarli a comprendere, chi cerca di fargli riacquisire il senso della realtà. Ma cosa siamo diventati? Degli squadristi? Tutto questo mi fa schifo. I valori si sono capovolti. Tutto questo mi fa schifo. 1984.
E noi negli anni ‘80 ci siamo dentro fino al collo.

Iniezione di Travaglio e andateve affanculo




L’ho già detto?

11 05 2008

E’ tutto un puttanaio

e Fazio è un paraculo.

Voglio scendere!




Embè? Pino la Lavatrice

11 05 2008

Le ingiustizie capitano a tutti, c’è chi abbassa la testa e chi cerca giustizia. Io faccio parte della seconda categoria e ogni volta che mi è capitato qualcuno che volesse mettermelo a quel posto ho sfoderato un arma micidiale: la penna (e la tastiera). Le parole, se sono supportate da fatti concreti, hanno una potenza inimmaginabile. Ora riporterò dei casi da cui sono venuta fuori grazie all’invio di una email…o la pubblicazione sul blog.

Hostess. 2 anni fa un mio conoscente mi chiede aiuto per allestire ed organizzare un gazebo in occasione delle elezioni comunali del mio paese, dove avrei dovuto proiettare i risultati. Io che non faccio mai nulla per nulla gli chiedo il compenso e lui fissa una cifra attorno ai 100 euri. Faccio il mio lavoro, ci salutiamo con la promessa di risentirci per il mio compenso. Passano 5 mesi. Ogni 15 giorni mi faccio sentire - visto che lui vive fuori città - per capire se questi soldi devono piovere dal cielo o esistono effettivamente. Il tiporgiversa, temporeggia fin quando non mi invia un sms in cui mi dice che avrei dovuto chiedere io i soldi all’organizzatore della campagna elettorale. Quando era lui che gestiva i rapporti col boss. Incazzata di bestia, vado sul suo sito e nel forum riporto papale papale l’intera situazione. Lui mi chiama al telefono e mi dice peste e corna, ma poi mi invia i soldi che mi doveva sulla postepay. Vittoria 1.

Università 1. Da Piano di Studi al terzo anno era possibile scegliere tra vari esami da sostenere. Una mattina si sveglia il docente di uno dei corsi e scelta e blocca le iscrizioni al suo corso perchè ‘ci sono troppo iscritti’. La commissione didattica avverte gli studenti che non avrebbero potuto più scegliere quell’esame e che gli veniva attribuito di default l’esame consigliato dal Piano di Studi statuario. Nasce il malcontento tra gli studenti che si ribellano alla decisione ma che effettivamente non fanno nulla.
Io bellina bellina mi vado a controllare la Guida dello Studente per vedere se questa era una cosa legittimata anche dallo Statuto. Non lo era assolutamente. I problemi organizzativi non riguardano gli studenti ma i docenti, l’Università deve garantire il Piano di Studi offerto all’atto di immatricolazione e se durante l’anno accademico bisogna apportare qualche modifica ai corsi deve intervenire il Rettore, nemmeno il Preside, il Rettore. Scrivo una email al Preside di Facoltà, gli riporto tutta la questione - compresi i codici violati - e mi risponde ‘che avrebbe risolto la questione’. Risultato?
Ci è stato proposto un esame simile a quello a scelta e ci è bastato. Almeno è stata reintegrata la possibilità di scelta. Vittoria 2.

River. Lo scoop che tutto il mondo mi invidia (!). Il fancazzismo può fare miracoli. Qui andiamo a finire sul gossip. Risalendo da semplici informazioni di dominio pubblico - da una semplice data di nascita e comune di appartenenza, forniti sempre dall’oggetto dello scoop - sono riuscita a ricavare le generalità del suddetto. Poi ho fatto dei confronti che confermavano la cosa, ma questa è un’altra storia. Quelle due informazioni bastano ed avanzano per risolvere il mistero, sono io la perfezionista che ama unire i tasselli pezzo per pezzo. A scuola mi hanno insegnato - in verità Socrate - un concetto basilare ma importante: le cose o lei fai bene o non le fai proprio. E non riesco ad andare contro questo principio.
Comunque interagire col tipo non è stato semplice, ovvero non c’è stata alcuna interazione. Lui mi scriveva che mi avrebbe mosso contro Taormina e l’Interpol ma quando gli scrivevo una mail in risposta non mi cagava proprio. Ma allora che cazzo mi scrivi? Ma che vuoi? Se poi a tua volta non mi rispondi. Non erano email ma dichiarazioni ‘faccio questo, faccio quello’ , fai che? Che gli vai a dire all’avvocato, agli interpolli? Che tizia ha fatto una ricerca su google e ooops! Le informazioni che ha trovato gliele ho fornite direttamente io (cioè lui, cioè River). Chiamano direttamente un’ambulanza e ti rinchiudono.
Questo è un piccolo caso che fa comprendere come - anche nelle microscopiche sfere - non c’è libertà di informazione, libertà d’opinione, libertà di poter andare su internet e cercare ciò che si vuole. E da un giornalista c’era da aspettarselo. Tale situazione mi ha fatto ridimensionare anche il personaggio-blogger-giornalista. Il tizio ama comunicare solo attraverso i propri codici - che sono unilaterali - mette il messaggio in una bottiglia e poi la getta nell’Oceano in attesa. Uno vale l’altro. Però se arriva un collezionista di messaggi in bottiglia e comincia a creare una serie di link questo non va più bene, perchè l’informazione deve gestirla colui che l’ha data e non colui/colei che la riceve.
E in questo modo mi collego sia al discorso di Umberto Eco sui mass media che a quello di Almerico de Angelis sulle strategie di comunicazione. River è un blogger mainstream quindi “comunica” tramite assunti e postulati, simboli a buon mercato e non tollera confronto, contraddittorio, messa in discussione. Non a caso ho sempre preferito Marco Travaglio. Che è anche molto attraente. Vittoria 3.

Università 2. Problema burocratico. Una mattina il segretario mi chiama e mi dice che manca la camicia del tirocinio e che a causa di ciò avrei dovuto pagare le tasse con la mora. Scendo dalle nuvole, perchè non sapevo che avrei dovuto consegnarla, parlo col docente responsabile e mi dice che avrebbe risolto lui la questione e che bastava che compilassi e facessi firmare la camicia dal mio tutor. Faccio ciò che mi dice e mi passa la paura. Il tizio segretario richiama insistendo sulle tasse (ma che si fanno la mazzetta sopra?) nonostante gli avessi detto che avevo risolto. Nel dubbio invio una mail in segreteria dove spiego tutta la faccenda punto per punto al che vengo richiamata il giorno seguente dal segretario, di nuovo. Con un tono molto più pacato si giustifica e mi dice che ‘quello che ti ho fatto è stato una cortesia perchè avrei potuto bloccare la camicia e farti pagare le tasse’  e grazie! Le frasi magiche ‘ne parlerò col Preside di Facoltà’ fanno sempre effetto. Paura eh?

Tutto ciò per dire che se con la voce non riuscite a imporre i vostri diritti usate l’inchiostro. Vi odieranno a morte ma non è tutta questa perdita farsi amare da persone meschine. Poi c’è chi s’accontenta di vendere l’anima al diavolo. In un certo senso invidio questa gente senza coscienza. Non lo so ma io me la sento nello stomaco e non posso ignorarla.




E ti passa la paura

9 05 2008

Un po’ per l’ansia di prestazione, un po’ per l’ansia e basta le tisane sono un buon metodo per fare fesse le cervella senza ricorrere a farmaci.
Un placebo naturale che tranquillizza a botte di acqua calda aromatizzata.
In questi anni sono quasi diventata un’esperta del ramo, ho una caterva di confezioni di Twinings e Pompadour in dispensa, ecco in sequenza le caratteristiche delle tisane che uso:

Camomilla, miele e vaniglia: questa è una tisana col botto, se siete particolarmente agitati è ottima per tranquillizzarvi, il gusto è molto denso ma non ne fate abuso che ci si assuefa ben presto. Meglio mettere una scorza di limone per moderare il sapore (io la uso in ogni tisana).

Tiglio: il tiglio è una sorta di camomilla ‘estiva’, infatti ha un sapore più fresco e leggero tant’è che si può bere anche fredda. La consiglio comunque anche nei mesi caldi come giusta alternanza alla camomilla.

Finocchio. Come il tiglio è una tisana rinfrescante ma il suo sapore è più denso e consistente, si trova spesso associata alla menta (che più o meno viene associata con tutti gli altri gusti) ed infatti la preferisco in quest’ultima opzione. Più adatta nei mesi invernali.

Menta piperita. Non mi stanco mai di berla, il suo sapore è ’sfizioso’, è la classica menta col retrogusto piccante che la rende meno banale. Insomma il piper sta alla menta come le bollicine alla coca cola. Da bersi sempre e comunque.

Zenzero e scorza di limone. Sconsigliatissima a chi ha mal di gola, tonsille gonfie etc. etc. perchè è molto forte e lo zenzero brucia (e il limone non aiuta). Conviene berla molto calda, già tiepida è imbevibile. Consigliata a chi ha un esofago di ferro e per chi ama i gusti forti. Dopo averla presa da la sensazione di respirare meglio.

Te nero. Non è propriamente una tisana ma ce lo metto comunque. Tra i vari te è il mio preferito in assoluto. Appena un po’ amaro, colore scuro e gusto forte, è ottimo ad ogni ora del giorno. Da bersi caldo senza latte, con zucchero e scorza di limone.

Con tutti uso sempre i pan di stelle :)

Buon appetito

 

Don’t get big ideas




Cahier de doléances

7 05 2008

Dalle varie critiche alla cultura di massa emergono comunque alcuni “capi d’accusa” di cui è necessario tenere conto.

a) I mass media si rivolgono a un pubblico eterogeneo e si specificano secondo “medie di gusto” evitando le soluzio­ni originali.

b) In tal senso, diffondendo su tutto il globo una “cultura” di tipo “omogeneo”, distruggono le caratteristiche cul­turali proprie di ogni gruppo etnico.

c) I mass media si rivolgono a un pubblico inconscio di sé come gruppo sociale caratterizzato; il pubblico quindi non può manifestare delle esigenze nei confronti della cultura di massa, ma deve subire le sue proposte senza sapere che la subisce.

d) I mass media tendono a secondare il gusto esistente senza promuovere rinnovamenti della sensibilità. Anche quan­do sembrano rompere con delle tradizioni stilistiche, di fat­to si adeguano alla diffusione, ormai omologabile, di stilemi e forme oramai da tempo diffuse a livello della cultura supe­riore e trasferitesi a livello inferiore. Omologando quanto è stato ormai assimilato, svolgono funzioni di pura conserva­zione.

e) I mass media tendono a provocare emozioni vive e non mediate; in altri termini, invece di simboleggiare una emozione, di rappresentarla, la provocano; invece di suggerir­la, la consegnano già confezionata. Tipico in questo senso il ruolo dell’immagine rispetto al concetto; oppure della musica come stimolo di sensazioni anziché come forma contemplabile.

f) I mass media, immessi in un circuito commerciale, so­no sottomessi alla “legge della domanda e dell’offerta”. Quin­di danno al pubblico solo ciò che esso vuole o, quel che è peggio, seguendo le leggi di una economia fondata sul consumo e sostenuta dall’azione persuasiva della pubblicità, sug­geriscono al pubblico cosa deve desiderare.

g) Anche quando diffondono i prodotti della cultura su­periore li diffondono livellati e “condensati” in modo da non provocare alcuno sforzo nel fruitore; il pensiero viene riassun­to in “formule”; i prodotti dell’arte vengono antologizzati e comunicati in piccole dosi.

h) In ogni caso anche i prodotti della cultura superiore vengono proposti in una situazione di completo livellamento con altri prodotti di trattenimento; in un settimanale a roto­calco il servizio su un museo d’arte viene equiparato al pet­tegolezzo circa il ‘matrimonio della diva’.

i) I mass media incoraggiano perciò una visione passi­va ed acritica del mondo. Viene scoraggiato lo sforzo perso­nale per il possesso di una nuova esperienza.

l) I mass media incoraggiano una immensa informazio­ne circa il presente (riducono nei limiti di una cronaca attuale sul presente anche le eventuali riesumazioni sul passato) e intorpidiscono perciò ogni coscienza storica.

m) Fatti per il trattenimento e il tempo libero, sono stu­diati per impegnare solo il livello superficiale della nostra at­tenzione. Viziano in partenza il nostro atteggiamento, e per­ciò anche una sinfonia, ascoltata attraverso un disco o la ra­dio, sarà fruita nel modo più epidermico, come indicazione di un motivo fischiettabile, non come un organismo estetico da penetrare in profondo mediante una attenzione esclusiva e fedele.

n) I mass media tendono ad imporre simboli e miti dalla facile universalità, creando dei “tipi” di immediata ricono­scibilità e perciò riducono al minimo l’individualità e la concretezza e delle nostre esperienze e delle nostre immagini, at­traverso le quali noi dovremmo realizzare esperienze.

o) Per far questo lavorano sulle opinioni comuni, su­gli endoxa, e quindi funzionano come una continua ricon­ferma di ciò che noi già pensiamo. In questo senso svolgono sempre una azione socialmente conservatrice.

p) Si sviluppano quindi, anche quando fingono spregiu­dicatezza, sotto il segno del più assoluto conformismo, nel campo dei costumi, dei valori culturali, dei principi sociali e religiosi, delle tendenze politiche. Favoriscono proiezioni ver­so modelli “ufficiali”.

q) I mass media si presentano quindi come lo strumento educativo tipico di una società a sfondo paternalistico, in superficie individualistica e democratica, sostanzialmente tenden­te a produrre modelli umani eterodiretti. Visti più a fondo appaiono una tipica ‘”sovrastruttura di un regime capitalisti­co” usata a fini di controllo e di pianificazione coatta delle co­scienze. Infatti mettono apparentemente a disposizione i por­tati della cultura superiore ma svuotati dell’ideologia e del­la critica che li animava. Assumono i modi esteriori di una cultura popolare, ma anziché crescere spontaneamente dal bas­so vengono imposti dall’alto (e della cultura genuinamente popolare non hanno i sali, gli umori, la vitalissima e sana volgarità). Come controllo delle masse svolgono una funzione che in certe circostanze storiche avrebbero svolto le ideologie religiose. Mascherano questa loro funzione di classe manife­standosi invece sotto l’aspetto positivo della cultura tipica di una società del benessere dove tutti hanno le stesse Occasioni di cultura in condizioni di perfetta eguaglianza”.

Ciascuna delle proposizioni elencate è sottoscrivibile e do­cumentabile. C’è da chiedersi se il panorama della cultura di massa e la sua problematica vengano esaurite da questo elen­co di imputazioni. E a questo proposito occorrerà ricorrere ai “difensori” del sistema.

Tratto da Apocalittici e Integrati di Umberto Eco

 

andy potts




Il giorno della marmotta

5 05 2008

Molti anni fa vidi un film italiano intitolato E’ già ieri, mi piacque molto, lo trovai simpatico, poi seppi che era il remake de Ricomincio da capo (Groundhog day - Il giorno della marmotta) che sono riuscita a vedere soltanto ora. Beh, non c’è proprio paragone con l’originale. Per la trama e i soliti dettagli rilancio ai link della frase precedente.
Il film è una commedia che non posso definire propriamente brillante ma nemmeno goliardica, è la classica commedia americana sull’importanza dei buoni sentimenti con la solita morale finale, che per questo film si può riassumere con il precetto evangelico de ama il prossimo tuo come te stesso. Tale messaggio però non è proposto in modo stucchevole e banale e soprattutto in modo chiaro così come l’ho riportato io, lo spettatore ci giunge pian piano solo negli ultimi fotogrammi poichè, anche quando sembra che Phil abbia capito la lezione questo si addormenta e si risveglia comunque il 2 Febbraio, nel giorno della marmotta. E così all’infinito, fin quando non avrà davvero inteso e risolto il perchè di questa sua singolare punizione. L’ultima parte della pellicola sembra quasi un pretesto per raccontare le varie versioni della giornata che il protagonista è costretto a rivivere, sempre uguale nella struttura ma che cambia di volta in volta rispetto al volere di Phil.

Il film è godibile, la storia è originale anche se negli esiti un po’ troppo perbenista. Murray è al suo meglio, non mancano le scene divertenti - alcune sono da antologia - e vi è più di uno spunto di riflessione. Più che film per famiglie è un film per single stile ‘Uomo dei fumetti’, è insomma un classico che necessita almeno una visione.

Il remake: Antonio Albanese non è Bill Murray e questo credo che lo sapesse anche lui; anche qui la storia è godibile ma manca di quei lampi di genio e di quelle battute in stile USA, del tipo quando Phil incontra per l’ennesima volta Fred, esclama ‘FRED!’ e poi gli sferra un cazzoto in faccia. La scenetta della polizia fast food con un Murray alla guida di una Cadillac che ne combina più dei due ubriachi che porta con sè.
Il remake ha la pecca di aver trasformato i personaggi dell’originale in vere e proprie macchiette. Phil è egocentrico, narcisista, egoista ma è anche simpatico ed ha fascino, non è propriamente un personaggio negativo, Rita è acculturata e sognatrice, non gli sta molto simpatico Phil ma non è che lo odia o è una specie di Tomb Raider dei poveri. L’assistente di Phil è sfigato con le donne e sfigato rimane ma non è un perdente su tutta la linea come lo rappresenta Fabio de Luigi nel remake. La versione italiana estremizza tutto, Phil è un donnaiolo ma non tromba con gli uomini, Albanese accenna anche ad una storia gay invece, il clochard dell’ originale era un personaggio che aveva il compito di far comprendere al protagonista che lui poteva intervenite sugli eventi ma fino ad un certo punto, mentre nel remake diviene il motivo di orgoglio del personaggio di Albanese. La depressione di Phil non è momentanea, è grave, tenta il suicidio svariate volte, mentre Albanese si limita ad una revolverata al mento e via. Diversa è anche la morale: se nell’originale l’obiettivo di Phil non era quello di portarsi a letto Rita ma di pensare agli altri prima che a sè stesso, nel remake il protagonista riesce a mandare avanti il tempo solo quando riesce a farsi accettare dalla figa di turno e portarsela a letto, il messaggio qui è romantico ‘l’amore può tutto’  e non è un caso che il remake finisca a tarallucci e vino, con tutti i personaggi che si incontrano sulla scena per congedarsi dal pubblico - così come accade nelle commedie teatrali - lasciando lo spettatore leggero e anche un po’ basito.
Se avete visto E’ già ieri, apprezzerete molto di più l’originale e se prima ignoravate Murray, ora comincerà ad incuriosirvi.

Consigliato a chi vuole vedere un film godibile ma che non sia pesante, drammatico e soprattutto una coglionata. Come si dice in questi casi: Film per tutti.

 Locandina

ricomincio da capo Locandina

Scena Cult




Non è la Rai parte II

4 05 2008

Come molti hanno scritto - dopo la puntata di Annozero del primo maggio- le alte sfere bipartisan del cda rai si sono lamentate del linguaggio variopinto di Beppe Grillo nella sua performance al V2 Day, si sono lamentati di Santoro che ha mandato in onda quelle immagini, ma soprattutto non hanno detto una parola una sul comportamento di Sgarbi in trasmissione. Per la serie ‘tanto si sa che tipo è’ (leccaculo, maleducato, egoista, bestia, ignorante, presuntuoso, viziato?). In proposito ho trovato un articolo molto limpido sulla questione di ‘censura preventiva’ (di nuovo) ai danni di Santoro. Chi ama la verità e non le coglionate è pregato di non farsi sfuggire le seguenti righe:

Michele Santoro è di nuovo nel mirino dei vertici Rai. Questa volta per aver trasmesso spezzoni del discorso tenuto da Beppe Grillo a Torino in occasione del V2 Day del 25 aprile. Un discorso nel quale spicca la critica nei riguardi del presidente della Repubblica e di Umberto Veronesi. Il primo, perché “presidente dei partiti e non dei cittadini”. Il secondo, a causa dei conflitti di interesse che lo indurrebbero a tenere una posizione favorevole alla costruzione degli inceneritori, annoverando la sua nota fondazione tra i propri partners aziende impegnate nello smaltimento dei rifiuti. Di qui il nomignolo di “Cancronesi” che il comico genovese ha da tempo affibiato al noto scienziato, e rievocato nel corso del V2 Day.

E’ il presidente della Rai in persona, Claudio Petruccioli, a puntare il dito contro il conduttore di “Annozero”, parlando di “insulti inconcepibili” rivolti a Veronesi e Napolitano e colpevolizzando Santoro per aver “messo il servizio pubblico radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo”. Non una parola, invece, per gli insulti che Vittorio Sgarbi ha nel corso della trasmissione indirizzato a Marco Travaglio, più volte qualificato “pezzo di merda” e “faccia da tonto”.

Per inquadrare la fattispecie, occorre rifarsi alla giurisprudenza consolidatasi negli ultimi anni in materia di diritto di cronaca, con specifico riferimento ai casi in cui un giornalista riporta dichiarazioni altrui. E’ quello che accade nelle interviste. La regola è che il giornalista non è mai responsabile delle dichiarazioni diffamatorie rese dall’intervistato, ogni volta che sia ravvisabile un interesse pubblico alla conoscenza di quelle dichiarazioni.

Per chiarire. Se il giornalista riporta dichiarazioni diffamatorie di Pinco Pallino che non rientrano nel diritto di critica (ad esempio, perché dà gratuitamente del “verme” a qualcuno), il giornalista risponderà dell’illecito in concorso con Pinco Pallino. Ma se al posto di Pinco Pallino c’è un personaggio noto, che è solito interagire con la collettività, questa ha un interesse ad acquisire quelle dichiarazioni, che in questo caso assurgono a notizia. Qui il giornalista non concorre nell’esercizio di un (illegittimo) diritto di critica, ma esercita il diritto di cronaca riportando un fatto di interesse pubblico (la critica illegittima del personaggio noto).

E’ il ragionamento seguito dal Tribunale di Milano che ha recentemente condannato proprio Vittorio Sgarbi per aver chiamato “assassini” i magistrati del pool di Mani Pulite in alcune interviste rese nel 1994 ai quotidiani “L’Avvenire” e “Il Giornale”, ma escludendo la responsabilità degli articolisti (sul caso si veda qui).

E’ chiaro che quanto maggiore è la rilevanza pubblica del personaggio le cui dichiarazioni vengono riportate, tanto maggiore è l’interesse della collettività ad acquisirle, qualunque sia il contenuto. E non può dubitarsi della rilevanza pubblica di un soggetto come Beppe Grillo, in considerazione del vasto appoggio popolare che da qualche tempo vanno riscontrando le sue iniziative. In realtà, contrariamente a quanto sostenuto da Petruccioli, il servizio pubblico sarebbe venuto meno proprio occultando quelle dichiarazioni.

Ma non è tutto. La cosa interessante è che le dichiarazioni di Beppe Grillo, trasmesse ad “Annozero”, rientrano pienamente nel diritto di critica. Per quanto possa non condividersi, non va considerata insulto la critica rivolta al presidente della Repubblica di essere “presidente dei partiti e non dei cittadini”. L’appellativo di “Morfeo Napolitano” assume poi un valore squisitamente satirico, in piena coerenza causale con l’accusa mossagli dal comico genovese di non essersi attivato per consentire il referendum elettorale prima delle elezioni.

Stesse conclusioni vanno tratte per la critica mossa da Beppe Grillo a Umberto Veronesi, per via degli interessi economici che pare leghino lo scienziato a varie aziende impegnate nella costruzione di inceneritori, da sempre indicati da Grillo come strutture cancerogene. La denuncia di quel “conflitto di interessi” che indurrebbe Veronesi ad assumere posizioni favorevoli alla costruzione degli inceneritori, rientra pienamente nel diritto di critica. Così come rientra nel diritto di satira l’appellativo di “Cancronesi”: qui il messaggio satirico è in evidente coerenza causale con l’atteggiamento pubblicamente assunto da Veronesi in favore di una soluzione che, a detta di diversi esperti, può rivelarsi pericolosa per la salute pubblica.

Insomma, Santoro è stato attaccato per aver trasmesso dichiarazioni non solo di interesse pubblico, ma anche legittime. E nell’eventualità in cui dovessero essere presi provvedimenti di qualsiasi genere nei riguardi del conduttore o della trasmissione, non vi sarebbero dubbi sulla loro riconducibilità ad una forma di censura, quale estrema forma di soppressione di quella libertà di pensiero garantita dall’art. 21 Cost.
Una censura, sotto certi aspetti, ancor più grave di quelle originate dall’ultimo governo Berlusconi, perché finalizzata ad occultare quello che per molti è ormai un soggetto politico ben presente nella società civile, in grado di raccogliere in poche ore le firme necessarie ad indire un referendum popolare, così come vuole l’art. 75 Cost.

(avv. Antonello Tomanelli)

Link all’articolo




Il cielo su Torino

3 05 2008

E’ tempo di raccattare tutto quello che si è preparato, sono agli sgoccioli oramai. Evviva, tra un po’ questa tortura accademica finirà! Tra una presentazione in flash e powerpoint il tempo per cazzeggiare me lo ritaglio, anzie impiego più tempo a cazzeggiare che non a studiare. Non ce la faccio, se non fosse per qualche disservizio che la telecom mi ha procurato sull’ADSL avrei fatto poco e niente. Comunque, mentre ero internet-impedita ho pensato bene di cazzeggiar un po’ sul mio hardisk e ho ritrovato delle foto che m’erano passate per la mente. Nostalgia nostalgia canaglia. Le foto del viaggio Torino-Milano di 2 anni fa! Una combriccola di 6 persone spedite verso il salone del mobile, che hanno alloggiato a Torino da un cugino di quindicesimo grado di una nostra compagna. Nostalgia nostalgia canaglia.
Torino era appena venuta fuori dalle Olimpiadi invernali ed infatti la città era ancora tappezzata dai cartelloni dell’evento, non dimenticherò mai il Po maestoso che a malapena il ponte riusciva a coprire, le luci notturne della città che balluginavano sulla sua corrente. Non dimenticherò la Mole e il suo bellissimo Museo del Cinema (che consiglio a chiunque di visitare) che ti inghiotte in un universo che non pensavi fosse così complesso e variegato. Non dimenticherò la mia combriccola, gli sketch, le battute, il gioco dell’assassino, le 9 ore di viaggio sull’Espresso che era diventato un “ne resterà soltanto uno”, gli arcobaleni, gli svenimenti, gli hippies all’una di notte sul treno, noi all’una di notte sul treno, addormentati coi giornali sulle gambe. Le gocciole con la nutella a colazione, pan carrè con sottilette il pomeriggio, i depliant e i gadeget raccattati alla meno peggio, i tapis roulant che non finivano più, i kilometri fatti dentro tutti gli stand, il te arabo, tutte le sedie e poltrone su cui ci siamo seduti, le bottigliette d’acqua minerale gentilmente offerte da giovani designer, Estate col B8 al Ling8, i piloti che avevano problemi con la prima marcia, l’happy hour a Milano, la stanchezza, lo stress, la fretta.

Tre giorni ti si imprimono nella mente e nelle ossa con tutta l’adrenalina ma basta un po’ di tempo e l’eccitazione si trasforma in malinconia, la novità in ricordo. 
Voglio tornare a muovermi.

Questo il viaggio in (poche) immagini

zona western

zona frigo eh!

Locandina Originale de Il Settimo Sigillo

Te arabo

Il cielo su Torino